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Data: 10/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Anticorruzione, il Pdl non cede in aula tornerà il salva-Ruby

Intesa con Pd, Udc e Idv sul nodo delle toghe fuori ruolo

ROMA - All’inizio di una giornata da lei stessa definita «complicata», il Guardasigilli Paola Severino aveva detto a Radio anch’io di tenere «le dita incrociate», soprattutto per i 57 subemendamenti - tra i quali il cosiddetto salva-Ruby - inaspettatamente presentati alle sue tre proposte di modifica del ddl anticorruzione, che in Senato, ieri notte in commissione, ha poi finalmente tagliato un primo traguardo e oggi dovrebbe essere approvato dall’Aula. Ma è stato solo dopo la prima seduta pomeridiana della commissione Giustizia e lunghe riunioni del ministro Severino con i capigruppo del Senato e i relatori sulla legge, che in serata, è stato raggiunto l’accordo tra i partiti della maggioranza, a cui si aggiunta l’Idv, su quello che era diventato il nodo su cui si era impantanata la discussione. Più che sul reato di corruzione tra privati e quello di traffico di influenze illecite - oggetto degli emendamenti presentati giovedì scorso dal Guardasigilli - le maggiori complicazioni sono infatti emerse sul terzo dei punti affrontati dalla Severino: la questione del collocamento fuori ruolo dei magistrati che ricoprono incarichi di altra natura. Nessuna discussione, invece, su quello che alla vigilia era sembrato poter essere il maggior ostacolo sul cammino del ddl anticorruzione, l’emendamento salva-Ruby riproposto dal senatore azzurro Luigi Compagna. Il Pdl ha infatti deciso di ritirarlo in commissione per rilanciarlo oggi in Aula. Non si sa però con quanta determinazione a fare le barricate su una norma che manderebbe a gambe all’aria non solo il processo che vede imputato Silvio Berlusconi, ma anche gran parte dei procedimenti per concussione attualmente in corso.
Quanto all’intesa faticosamente raggiunta sul fuori ruolo dei giudici, il nuovo testo dell’articolo 18 del ddl allarga a tutta la platea dei magistrati l’obbligo di porsi fuori ruolo nel momento stesso in cui assumono un nuovo incarico e per un periodo che non potrà superare i dieci anni. Sotto questo aspetto la norma non si differenzia dalla proposta del ministro della Giustizia, ma diverge molto dalla proposta del deputato del Pd Roberto Giachetti di limitare a cinque anni il fuori ruolo, che era stata accolta nel testo licenziato dalla Camera. Inoltre, la nuova normativa non si applicherà ai magistrati che svolgono incarichi di governo, ricoprono cariche elettive, anche nelle Authority, espletano mandati presso organi di autogoverno - vedi Csm -, sono membri delle Corti internazionali, oppure ricoprono incarichi presso la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale. Tutti costoro potranno restare fuori ruolo indefinitamente.
La seduta notturna, durata fino alle ore piccole, si è chiusa con il via libera al provvedimento. Alla legge ora non resta che percorrere l’ultimo scorcio del suo iter in Aula al Senato, che con ogni probabilità si concluderà oggi stesso, prima di tornare di nuovo alla Camera per l’approvazione definitiva. Traguardo, questo, auspicato da tutti e per il quale si è speso ieri anche il vicepresidente del Csm, Michele Vietti: «Non c’è dubbio che la pantomima sul ddl anticorruzione va chiusa e rapidamente. La legge - ha sottolineato il numero due di Palazzo dei Marescialli - va approvata anche perché è diventata una legge bandiera. C’è un’attesa internazionale per un provvedimento sul quale il presidente Monti si è esposto». Intanto, un altro risultato è stato raggiunto dalle commissioni Giustizia e Affari costituzionali di palazzo Madama che sempre nella nottata di ieri hanno approvato un ordine del giorno, presentato dai senatori Luigi Li Gotti (Idv) e Silvia Della Monica (Pd), che impegna il governo a esercitare la delega - contenuta nel ddl anticorruzione - sulla incandidabilità dei condannati per reati gravi entro un mese, in tempo cioè da poter applicare la norma alle elezioni regionali del Lazio, anche se si terranno entro la fine dell’anno.
A promettere comunque una «lotta corpo a corpo fino a notte inoltrata per portare a casa il ddl anticorruzione» era stata ieri la stessa Della Monica - relatrice sulla legge col senatore Caliendo - sollecitando inoltre il governo a «decidere finalmente a porre la questione di fiducia sul ddl». Proposta che non trovava entusiasta Paola Severino: «La fiducia è sempre un’extrema ratio, alla quale il governo vorrebbe fino all’ultimo evitare di ricorrere». Il Guardasigilli non ha però mancato di esprimere la sua soddisfazione commentando a notte fonda: «E’ stata una maratona conclusa nel migliore dei modi».

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