Iscriviti OnLine
 

Pescara, 24/03/2026
Visitatore n. 752.603



Data: 10/10/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
L’autoporto pronto da anni non entrerà mai in funzione

E scoppia anche la grana del pagamento dei terreni
RosetoSpesi 13 miliardi di lire. Degrado e abbandono

ROSETO Costato 13 miliardi di vecchie lire giace da anni in uno stato di degrado e totale abbandono. Una cattedrale nel deserto, una delle tante incompiute presenti sul territorio, ma soprattutto un simbolo dell’incapacità della classe politica di progettare e governare lo sviluppo del territorio. L’autoporto di Roseto, completato più di dieci anni fa ed anche collaudato, non è mai entrato in funzione. E se la sua realizzazione, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto offrire un servizio essenziale alle aziende del territorio, garantendo trasporti più veloci e limitando quelli su gomma, nel corso degli anni si è trasformato in un inno allo spreco di soldi pubblici. Una vergogna che oggi fa ancora più rabbia, soprattutto se si pensa a quello che sta succedendo, sempre a Roseto, per l’area produttiva adiacente alla struttura. Dopo la sentenza con cui la Corte d’Appello dell’Aquila ha accordato ai proprietari dei terreni a suo tempo espropriati una somma, come equo compenso, di gran lunga superiore al prezzo fissato all’origine (con un aumento superiore al 300%), il Comune ha infatti inserito la somma in bilancio. Una somma che però non sarà pagata dal Comune, ma dagli imprenditori che hanno realizzato i propri opifici nell’area produttiva. Nel contratto firmato all’epoca, infatti, il Comune aveva inserito una clausola che prevedeva che il pagamento di un eventuale "conguaglio" fosse a carico degli stessi imprenditori. Una vicenda sulla quale ieri è tornata ad esprimersi la Cna provinciale che nell’esprimere la propria preoccupazione per la sorte delle aziende rosetane interessate annuncia battaglia. «Nel denunciare vigorosamente quello che sta avvenendo sulla pelle delle imprese, nello stigmatizzare i fatti che sono successi e nell’evidenziare i lunghi tempi della giustizia (quasi 10 anni dall’inizio dei lavori e la costruzione degli opifici) - scrive la Cna - l’intera organizzazione si impegna formalmente ad un forte sostegno a tutte le azioni che le imprese di Roseto intenderanno intraprendere». Ma non solo. La Cna, infatti, si rivolge principalmente al sindaco Enio Pavone, alla sua maggioranza e all’intero Consiglio, chiedendo all’amministrazione non solo di impugnare la sentenza con ricorso in Cassazione, ma anche di sospendere la richiesta di pagamento nei confronti delle imprese e di riattivare una trattativa con gli ex proprietari dei terreni al fine di arrivare ad una soluzione bonaria della vicenda. In caso contrario, secondo l’associazione, si condannerebbe infatti a morte certa l’area produttiva. E con lei anche le circa 30 aziende che hanno i loro opifici nell’area e che occupano oltre duecento addetti.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it