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Pescara, 26/03/2026
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11/10/2012
Il Messaggero
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Legge di stabilità - Pane, pasta, casa: si salvano solo i beni di prima necessità. L’aliquota più alta arriva al 22%, la seconda all’11%
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ROMA Mezzo aumento, ossia un punto invece che due sulle aliquote del 10 e del 21 per cento. Alla fine sull’Iva il governo ha scelto la strada del compromesso, come ha spiegato lo stesso ministro dell’Economia Grilli nella conferenza stampa notturna seguita al Consiglio dei ministri. Se fino a pochi giorni fa scongiurare l’incremento dell’imposta sul valore aggiunto era l’obiettivo numero uno, ha poi prevalso la volontà di dare almeno un segnale sul fronte della detassazione del lavoro e per quanto possibile della spinta ai consumi. Naturalmente questa soluzione scontenta il mondo del commercio e in generale chi teme gli effetti, proprio sui consumi, di un intervento sull’Iva che segue quello già attuato un anno fa, sempre di un punto ma sulla sola aliquota massima. Ora il 21 passa al 22 per cento ed il 10 all’11: è difficile dire se gli italiani si sentiranno propensi a spendere qualcosa in più avendo un piccolo aumento del reddito disponibile, senza farsi spaventare dal «gradino» sui prezzi. Probabilmente le reazioni saranno differenziate per i vari profili di consumo e alla fine inciderà anche il clima di fiducia generale dei prossimi mesi, visto che la novità partirà dal prossimo mese di luglio mentre gli sgravi Irpef scatteranno a gennaio. Così come toccherà ai singoli commercianti valutare la possibilità di farsi carico dell’aumento per invogliare la clientela. Certamente in tempi diversi da quelli attuali, ossia in assenza di una crisi così intensa e prolungata, uno spostamento del carico fiscale dal lavoro ai consumi sarebbe un’opzione suggerita da molti economisti. Ma c’è chi questa operazione, definita in gergo tecnico «fiscal devaluation», la ritiene auspicabile anche oggi. Lo stesso Fondo monetario internazionale, nella sua recente missione in Italia in cui ha dato un giudizio sulla riforma fiscale, sembrava suggerire qualcosa del genere in riferimento alla caratteristiche strutturali del nostro sistema tributario. Quanto ai possibili effetti inflazionistici, quelli del primo aumento erano stati limitati, ma l’Istat si attendeva un impatto più pesante dallo scatto di due punti, che ora è comunque ridotto delle metà. Di fatto l’incremento toccherà la grandissima parte dei beni e servizi, con la sola eccezione di quelli di prima necessità che attualmente godono di un’aliquota super-agevolata del 4 per cento. Si tratta di libri giornali e riviste, degli occhiali, di alcune apparecchiature terapeutiche, di generi alimentari come riso, pane, pasta, farina, latto fresco, formaggio, burro, olio, frutta, verdura, patate. Oltre che dell’abitazione principale. Per tutto il resto scatta l’aumento di un punto, che stavolta coinvolgerà anche l’aliquota intermedia del 10 per cento applicata a cinema e teatri, alberghi bar e ristoranti, trasporti, farmaci, energia, e alimentari quali carni, salumi, pesce, uova, zucchero e acqua minerale.
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