ROMA Un beneficio massimo di 280 euro l’anno, che però potrebbe essere azzerato o addirittura ribaltato in una perdita secca, per i contribuenti che godono di abbondanti detrazioni fiscali. È questo l’effetto di massima delle novità annunciate in materia di Irpef, la cui esatta portata potrà essere chiara solo quando il ministero dell’Economia renderà noti i dettagli dell’intervento: un intervento per la verità abbozzato piuttosto in fretta nelle ore precedenti il Consiglio dei ministri.
Resta da chiarire anche la dimensione finanziaria complessiva dei ritocchi. Secondo le prime stime, l’intervento sulle due aliquote Irpef vale circa 5-6 miliardi, a fronte di 3,3 di gettito garantito dall’aumento di un punto dell’Iva per il secondo semestre del prossimo anno. Dal 2014 in poi, invece, lo stesso incremento dell’imposta sul valore aggiunto - su tutto l’anno - darà 6,6 miliardi cioè un importo sulla carta sufficiente a finanziare il calo delle aliquote sul reddito. Ma è chiaro che una parte della copertura sarà interna all’Irpef, verrà cioè dall’effetto di aumento dell’imposta derivante dalla riduzione di detrazioni e deduzioni.
Il beneficio che il singolo contribuente riceverà dalla riduzione delle due prime aliquote, a parità di altre condizioni, è piuttosto facile da calcolare. Parliamo qui dell’Irpef dovuta allo Stato, trascurando le addizionali regionali e comunali che non subiscono variazioni per effetto di questo intervento.
Nel 2013 si pagherà quindi il 22 per cento invece che il 23 sullo scaglione di reddito da zero a 15.000 euro, e il 26 invece del 27 tra i 15.000 e i 28.000 euro. La minore imposta è di 10 euro ogni mille di reddito (cioè l’1 per cento). Chi ha un imponibile di almeno 28.000 euro ne beneficerà in pieno, con uno sgravio di 280; questa somma resta poi fissa al crescere del reddito - rappresenta l’importo massimo dello sconto - perché i successivi scaglioni Irpef non sono toccati da modifiche. Chiaramente il beneficio sarà più sensibile in proporzione per coloro che versano un’imposta più bassa. Invece chi non arriva ai 28.000 avrà un vantaggio parziale, pari all’1 per cento del proprio imponibile: ad esempio se è di 20.000 euro, lo sconto ne varrà 200.
Restano fuori da ogni vantaggio i cosiddetti incapienti, ossia coloro che avendo un reddito molto basso già oggi non pagano Irpef: la soglia è intorno agli 8.000 euro per i contribuenti senza carichi familiari. Si tratta di oltre 10 milioni di persone. Ma ci sono anche situazioni intermedie, quelle in cui si versa un’imposta bassa: il vantaggio sarà limitato di conseguenza. Ad esempio una famiglia di quattro persone con un solo reddito di 15.000 euro oggi paga solo 40 euro di Irpef e dunque non potrà andare oltre un risparmio pari a quell’importo.
È un po’ più complicato capire cosa succede se entrano in ballo detrazioni e deduzioni. Intanto le novità non toccheranno coloro che hanno un imponibile fino a 15.000 euro. Al di sopra di questa soglia ci sarà una franchigia di 250 euro sulle deduzioni dell’articolo 10 del Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi) e sulle detrazioni dell’articolo 15. Si tratta di agevolazioni che riguardano i contributi ai fondi pensionistici e sanitari, gli assegni al coniuge in caso di separazione, gli interessi sui mutui, le spese veterinarie, quelle funebri, scolastiche e alcune erogazioni liberali, più altre voci ancora. Saranno risparmiate le spese sanitarie. L’effetto della franchigia sarà sostanzialmente di eliminare i piccoli sconti.
È poi previsto un tetto massimo di 3.000 euro per le spese detraibili al 19 per cento, sempre dell’articolo 15. Questo vuol dire che chi oggi porta in detrazione - ad esempio - 4.000 euro di interessi passivi del mutuo e 1.000 di erogazioni liberali, dovrà rinunciare a 2.000 euro di spesa, cioè ad una detrazione di 380 euro. Per questo ipotetico contribuente ci sarebbe una perdita perché la maggiore imposta supera di 100 euro lo sconto per tutti pari a 280. Il tetto non toccherebbe le detrazioni relative a ristrutturazioni edilizie e interventi di riqualificazione energetica, che si trovano in un diverso articolo del Tuir.
Il calo delle aliquote si applicherà sull’anno fiscale 2013, dunque lavoratori e dipendenti potranno iniziare ad accorgersene dal prossimo gennaio. Invece le nuove regole su detrazioni e deduzioni entreranno in vigore dalla prossima dichiarazione dei redditi, con effetto retroattivo sulle scelte fatte dai contribuenti nel 2012.