Di Pietrantonio: mobilitazione permanente dei consiglieri di Pescara
PESCARA Ora il duello è sulle province. Ma è chiaro che la polemiche e le tensioni all’interno del Pd abruzzese sull’accorpamento degli enti finiranno spiaggiate, mentre al largo monterà la tempesta delle candidature a Parlamento e Regione. L’uscita dei consiglieri regionali del Pd Giovanni D’Amico, Giusepe Di Pangrazio e Claudio Ruffini (due aquilani e un teramano) a favore della provincia unica regionale e dunque contro la posizione del Pd regionale che è per le due province L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti deliberata a maggioranza anche dal Cal, viene respinta senza discussione dal segretario regionale Silvio Paolucci, che in un post su Facebook commenta: «Mentre qualche consigliere regionale del Pd si diverte a spaccare il Pd sulle Province, il ministro Passera conferma il ricorso al credito d'imposta per il finanziamento della Fano-Grosseto». Insomma meno chiacchiere e guardiamo alla sostanza delle cose, perché continuando così «l’Abruzzo è semplicemente tagliato fuori». Il capogruppo del Pd in Consiglio comunale a Pescara Moreno di Pietrantonio propone una «mobilitazione permanente e autoconvocata dei consigli comunale e provinciale di Pescara contro la proposta «assurda e ridicola» della Provincia unica con capoluogo L'Aquila «avanzata da tre nostri consiglieri regionali con l'avallo di Chiodi. Il partito si è espresso in modo chiaro» dice Di Pietrantonio, «quindi non si riesce a capire questa posizione che risponde solo alla logica della contrarietà a Pescara». Si schiera con Di Pietrantonio anche la consigliera di Pescara Paola Marchegiani. In «disaccordo totale» è anche la consigliera regionale Marinella Sclocco: «Con la provincia unica si genererebbe una sorta tensione tra i territori per la gestione di ogni competenza, vista la diversità e disomogeneità delle richieste che territori diversi producono. La politica oggi deve rispondere a criteri di sviluppo a tutte le realtà territoriali che rappresenta in ogni esigenza che manifesta. Accentrare tutto in un unico Ente non può che produrre una reazione di tensione tra i territori, ovvero di una sorta di " tutti contro tutti"». I tre consiglieri “ribelli” propongono ( vedi colonna di lato) una lettura della proposta basata sull’orientamento del governo («Monti considera questi enti residuali, dobbiamo guardare avanti e trarre vantaggio dal cambiamento»). Deciderà comunque il Consiglio regionale entro il 24 ottobre. Poi sarà il governo a dire la parola definitiva. Intanto ieri la notizia dell’accordo trovato da Pd, Pdl e Udc sulla legge elettorale (proporzionale con sbarramento al 5% che scende al 4% per chi si coalizza e premio di governabilità al 12,5% da assegnare alla lista e/o alla coalizione che arriva prima, ma c’è ancora da definire la questione delle preferenze) ha riacceso la discussione sulle candidature al Parlamento. Tra gli uscenti hanno manifestato chiaramente la volontà di ricandidarsi Vittoria D’Incecco e Tommaso Ginoble. Sembra certa anche la ricandidatura al Senato di Giovanni Legnini. Si scaldano sugli scranni del comune di Pescara il vicesegretario del Pd Gianluca Fusilli, molto vicino a Franco Marini (il quale in una delle ultime direzioni regionali ha escluso la sua ricandidatura) e Marco Alessandrini. All’Aquila c’è in corsa Stefania Pezzopane, mentre l’uscente Giovanni Lolli potrebbe scegliere la Regione. A Palazzo Silone la candidatura a governatore è comunque opzionata da Legnini che però dovrebbe poi dimettersi da Palazzo Madama. In alternativa preme il capogruppo in Consiglio Camillo D’Alessandro. Chiunque sarà il candidato del centrosinistra, troverà probabilmente come avversario Gianni Chiodi, ma si fa anche il nome dell’assessore Paolo Gatti, se la progressiva implosione del Popolo della Libertà spingerà Berlusconi (e Gianni Letta) a riservare un posto in Parlamento all’unico governatore Pdl che sembra aver fatto i compiti a casa.