Ecco, la Santa Alleanza mancava, adesso c’è anche quella. E allora parte lancia in resta l’associazione Pescara Capoluogo d’Abruzzo, che nel nome già chiarisce cosa vuole. Ah, che brutta aria. Il capogruppo Pd al Comune di Pescara, Moreno Di Pietrantonio, prova a riportare la questione su binari meno populisti, per quanto municipalisti («Per tutelare Pescara i Consigli comunale e provinciale si riuniscano in seduta continua»), ma ormai in tanti hanno rinunciato alla ragione. Già, perchè in nome di un campanilismo bieco, di interessi di poltrona e delle proprie incapacità, politici o presunti tali scherzano con il fuoco, scuotendo umori popolari neri, profondi e fin qui trattenuti.
Un opportuno invito a darsi tutti una calmata giunge dal sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia: «Pescara sarà difesa dalle sue istituzioni, è il motore economico d’Abruzzo. Ma invito tutti ad abbassare i toni, la polemica non ha ragion d’essere». Il consigliere regionale Pdl Lorenzo Sospiri, invece, punta dritto su Liris: «Io non ho mai negato la scelta del Cal sulle due Province. Chi vuole ribaltarla è Chiodi. Pescara città metropolitana? Proprio no. Se ci sarà una Provincia unica avrà Pescara per capoluogo, lo prevede la legge. L’Aquila, capoluogo di Regione, non ha bisogno anche della Provincia». Insomma, c’è chi avverte che la corda è tesa. Ma altri continuano nell’incosciente affilar di lame.
E in cotanto caos il Pd tranquillamente si suicida. Per i consiglieri regionali ribelli Giovanni D’Amico, Claudio Ruffini e Giuseppe Di Pangrazio «le posizioni del Pd regionale sulle Province fanno solo parte di una discussione che non consideriamo conclusa. Noi sosteniamo la Provincia unica a guida L’Aquila». Schiaffone al Cal e alla leadership regionale del partito, vero obiettivo dei rivoltosi. Ma in Consiglio regionale c’è anche Marinella Sclocco: «No, accentrare tutto in unico ente produrrebbe reazioni tra i territori, tutti contro tutti». La consigliera comunale pescarese Paola Marchegiani bolla come «anacronistico, autolesionista e demenziale procedere con le bende agli occhi. Se il Pd tradirà Pescara io lo lascerò».
Non che il Pdl stia meglio. Aveva quattro posizioni, ora ne ha due, ma radicalmente contrapposte: una teramana-teatina-aquilana saldata dall’antipescaresismo e che guarda a Gianni Chiodi, l’altra tutta pescarese che rumina vendetta e medita di far saltare Chiodi.
In realtà la posta in palio è altra dalle Province: sono i piccoli ma solidi poteri, e poi poltrone, Regione, Parlamento. Brandire i campanili è folle, ma una classe politica scadente vuol regolare così i suoi conti.