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Pescara, 24/03/2026
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11/10/2012
Il Messaggero
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Produttività, confronto no stop. Fronte compatto delle imprese, cauti i sindacati. Domani nuova riunione |
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ROMA In principio fu il contratto dei chimici. E potrebbe diventare la classica piattaforma per costruire l’accordo sulla produttività tanto invocato da Mario Monti, non fosse altro perché costituirebbe un importante atout da giocare sul tavolo di Bruxelles il 18 ottobre. Il vertice serale nella foresteria di Confindustria tra le parti datoriali e i sindacati è stato praticamente solo un primo approccio al delicatissimo tema: clima buono, il confronto proseguirà domani mattina con una riunione tecnica anche perché la Cgil ha chiesto di visionare il testo con le richieste degli imprenditori che arriverà soltanto oggi. Poi partirà una sorta di no stop. E non potrebbe essere diversamente perché le sensibilità sono tante e diverse, tutte meritevoli di estrema attenzione. Fronte imprenditoriale compatto, sindacati meno con la Cisl ottimista, la Uil problematica e la Cgil piuttosto cauta. Insomma, il negoziato è appeso ad un filo sottile. «Stiamo collaborando - ha spiegato Raffaele Bonanni, al termine dell’incontro di due ore - c’è serenità e si continua a lavorare. L’obiettivo è poter mettere il governo in condizione di portare un accordo come esempio di pratica buona al vertice europeo. Non partiamo da zero, partiamo dall’accordo del 28 giugno ed è come partire da 90 per arrivare a 100». Luigi Angeletti ha fatto ricorso ad un proverbio tedesco: «Il diavolo si nasconde dietro i particolari. Non abbiamo ancora discusso i particolari, abbiamo solo iniziato un confronto che, in linea generale, va bene». Prudente Susanna Camusso: «Stiamo lavorando, nessuna data è sacra, le soluzioni non emergono dal nulla, ma da un confronto, da una definizione. Le imprese non ci hanno presentato alcun documento, ma hanno esposto un ragionamento». Fiducioso il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari: «Noi abbiamo lavorato prima e abbiamo una posizione comune, ora dobbiamo trovare un’intesa con tutti». Le imprese puntano a trasferire nel nuovo sistema contrattuale almeno una parte degli accordi fissati dal recente accordo firmato tra Federchimica, Federfarma e le organizzazioni dei lavoratori. I punti essenziali di quell’intesa sono stati condensati in un documento che le imprese (Confindustria, Abi, Ania, Lega coop, Rete Imprese Italia) hanno stilato, ma non portato al tavolo. Dunque, un Patto generazionale che prevede l’istituzione della figura di un lavoratore senior che passa dal full time al part time favorendo contemporaneamente l’ingresso di un giovane nel mondo del lavoro. Una sorta di ricambio che dovrebbe accrescere l’occupazione. Poi il possibile slittamento fino a sei mesi degli aumenti salariali nazionali in caso di crisi dell’impresa o lo spostamento degli stessi aumenti sugli accordi aziendali al fine di usufruire degli sgravi fiscali e decontributivi previsti dal governo. Obiettivo, conferire un peso sempre maggiore alle intese aziendali rispetto agli accordi collettivi. Ieri l’altro palazzo Chigi ha reso disponibili 1,6 miliardi di euro (1,2 per il 2013 e altri 400 milioni per il 2014) sotto forma di incentivi per il secondo livello. Ma ad una precisa condizione, che le parti sociali trovino prima un’intesa generale sul nuovo sistema contrattuale che punta alla crescita della produttività. Ma la firma della Cgil non è affatto scontata. E neppure quella della Uil. Tutt’altro. Susanna Camusso ieri ha timbrato come «depressiva» la manovra del governo. Oltre tutto è stata la stessa confederazione di corso d’Italia a sconfessare, a poche ore dalla firma del suo segretario di categoria, il contratto dei chimici. Come dire che quell’impianto al sindacato non piace proprio. E non si capisce come il giudizio possa venir modificato nell’arco di pochi giorni. Anche se tutto è possibile. Infine, e non è un elemento secondario, per il 20 ottobre la Cgil ha fissato in piazza San Giovanni a Roma una manifestazione di protesta per i tanti tavoli ancora aperti che riguardano vertenze importanti e arrivarci con un accordo (magari solo siglato) su una questione delicata come quella del sistema contrattuale, potrebbe non essere il miglior viatico. Di possibile accordo separato nessun vuol sentir parlare e nessuno ha interesse a perseguirlo, però resta una ipotesi concreta. In fondo, è finita così anche con il contratto dei chimici.
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