Una vertenza ferma al palo. L'ultimo vertice presso il Ministero dello sviluppo economico sulla situazione della Irisbus non fa registrare alcun passo in avanti, almeno per ciò che concerne il percorso di reindustrializzazione. Alle conferme sull'inserimento dei lavoratori di Valle Ufita nel decreto esodati e sul prolungamento della cassa integrazione straordinaria per cessazione dell'attività, non seguono notizie altrettanto confortanti rispetto alla cessione dello stabilimento. Il responsabile delle relazioni sindacali di Fiat industrial, Vincenzo Retus, - presente al tavolo con il capo del personale del gruppo Irisbus, Gaglianò, ed Alex Aceti - conferma che al momento c'è un'unica trattativa concreta che il colosso torinese sta seguendo con attenzione. Retus schiva le domande di sindacati e operai e non entra nel merito, salvo confermare che si tratta di una proposta incentrata su produzioni diverse. Per le tute blu di valle Ufita il riferimento è a Cottone e al suo marchio «Lambretta», un'ipotesi che, però, viene già paragonata a quella del gruppo di Massimo Di Risio. Se i rappresentanti della Fiat si affannano ad escludere categoricamente la possibilità di mantenere - con qualunque imprenditore - la produzione di autobus in valle Ufita - si azzarda un paragone con la Volvo, che sta dismettendo il proprio stabilimento in Svezia per trasferire le produzioni in Polonia, senza aver pensato di dirottare in Valle Ufita - la delegazione irpina chiede con forza un impegno concreto del governo in tal senso. Sindacati e operai rilanciano la necessità di mantenere un'azienda strategica per il Paese e di investire sul trasporto pubblico. Messo da parte il rammarico per non essere riusciti ad avere un confronto politico, i lavoratori ai aggrappano alle parole del direttore generale del dicastero, Andrea Bianchi, che annuncia l'intenzione di continuare a vagliare ogni proposta, compresa la possibilità di creare un polo unico con la Breda Menarini bus. La vertenza è aggiornata al prossimo mese di dicembre: la pubblicazione del decreto sugli esodati consentirà di tirare le somme sui lavoratori che riescono a maturare i requisiti per la pensione e firmare l'intesa sul prolungamento della cassa integrazione. In quella sede si tornerà a discutere delle eventuali manifestazioni di interesse e del piano di reindustrializzazione. I segretari provinciali del sindacato provano a guardare il bicchiere mezzo pieno. «Siamo fiduciosi - dice il numero uno della Cisl Mario Melchionna - che qualcosa potrà cambiare: l'incontro rappresenta un primo e importante passo per il raggiungimento dell'obiettivo comune di salvare l'azienda e tutti i livelli occupazionali». «C'è una moderata soddisfazione - aggiunge il segretario della Uil Franco De Feo - sugli esodati e sul secondo anno di cigs. Non ci siamo sul piano trasporti, per il quale lanciamo la sfida ad un governo troppo impegnato sui tagli e poco sulla crescita». Sulla stessa lunghezza d'onda anche il vice segretario nazionale della Ugl metalmeccanici, Antonio Spera: «Nonostante le rassicurazioni sugli esodati, per l'ennesima volta non è emersa una prospettiva concreta per il futuro dei lavoratori». Deluso pure il numero uno della Cgil, Vincenzo Petruzziello: «Registriamo la latitanza di un governo completamente assente in questa partita». Il segretario della Fiom Cgil, Sergio Scarpa, rilancia la necessità di «mettere in campo iniziative eclatanti». Evidenziano la necessità di finanziare il piano per il trasporto pubblico e salvaguardare un'azienda strategica per il Paese, infine, i rappresentanti del comitato «Resistenza operaia». Nel frattempo, il deputato Mauro Milanese ha presentato un'interrogazione a risposta orale durante il question time a Montecitorio con la quale lancia l'ipotesi di salvare la Irisbus, avviando un'attività di riconversione dei vecchi ed inquinanti bus in circolazione con il progetto «Hybus» ideato da Pininfarina.