Incaricato pool di avvocati se la Regione confermasse la decisione del Cal gazebo e volantinaggio per spiegare perché la città deve restare capoluogo
«Il progetto della Provincia unica in Abruzzo è impraticabile. L’unica strada percorribile è quella che vede la costituzione di tre Province distinte, L’Aquila, Chieti e Pescara-Teramo». E’ il pensiero del presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio (foto) che boccia l’ipotesi di realizzare in regione una Provincia unica con capoluogo L’Aquila. «Il progetto non risponde ad alcun criterio, né di legge né di razionalizzazione della spesa. La distanza fisica fra L’Aquila e tutto il resto dell’Abruzzo», dice Di Giuseppantonio, «è sicuramente un primo, significativo ostacolo». Inoltre insieme alle Province verranno riordinati anche gli uffici decentrati dello Stato cioè prefetture, questure, comandi provinciali delle forze dell’ordine e altre decine di uffici.
CHIETI Gazebo sul Colle e allo Scalo per elargire informazioni utili su cosa rischia la città nel caso in cui dovesse perdere il titolo di capoluogo, la distribuzione di volantini e una raccolta firme per avvalorare le tesi sostenute. Scattano le iniziative promosse dal comitato civico costituito a difesa dell’autonomia della Provincia di Chieti e dello status di capoluogo dell’antica Teate. Si parte in questo fine settimana con l’allestimento di gazebo sul centro storico e nella vallata. Nel dettaglio oggi, a cura del movimento Giovane Italia, sarà posizionato un banchetto di raccolta firme a piazza Vico che resterà a disposizione della cittadinanza anche domani. Mercoledì un gazebo sarà sistemato in via Capestrano, a due passi dal mercato di via Amiterno mentre sabato prossimo l’iniziativa approda a piazzale Marconi, allo Scalo. «I punti informativi serviranno per spiegare ai cittadini le dinamiche relative al processo di riordino delle Province abruzzesi imposto dalla spending review. Al momento», afferma Marcello Michetti, presidente del consiglio comunale, «Chieti sembra destinata ad unirsi con Pescara e a cedere il titolo di capoluogo ma, a nostro avviso, ci sono ancora i margini per recuperare questa difficile partita». Nel frattempo la politica teatina e il mondo dell’associazionismo sembrano aver fatto fronte comune per salvaguardare l’autonomia della Provincia di Chieti. Non a caso è stato eletto Silvio Di Lorenzo, presidente della Camera di commercio di Chieti, quale nuovo presidente del neonato comitato. «Preferisco non entrare in beghe politiche e fornire numeri concreti per perorare la causa della Provincia di Chieti. Un territorio», sottolinea Di Lorenzo, «che esprime ben 47 mila aziende iscritte all’ente camerale e rappresenta da sola il 64,5% dell’export totale dell’Abruzzo». Dati inconfutabili che si aggiungono al pieno rispetto dei parametri impartiti dalla spending review secondo cui, in Abruzzo, soltanto L’Aquila e Chieti hanno i titoli per mantenere la Provincia. Da qui la levata di scudi, seppur in ritardo, della politica teatina in quanto il 23 ottobre il consiglio regionale sarà chiamato ad esprimersi definitivamente in materia. Sul tavolo dell’assemblea civica regionale approderà l’indirizzo fornito dal Consiglio delle autonomie locali (Cal) che, a maggioranza, ha indicato la costituzione di due macro aree in Abruzzo, L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara, con la città adriatica nuovo capoluogo della Provincia di Chieti. Un’ipotesi che, però, vuole essere scongiurata dal neonato comitato civico teatino pronto a dar battaglia anche dal punto di vista legale qualora la Regione premiasse la soluzione presentata dal Cal. L’avvocato Marco Ciammaichella curerà insieme ad altri colleghi, in tal senso, l’inoltro di eventuali ricorsi. Intanto, a metà della prossima settimana, la città si bloccherà per un’ora in segno di protesta. «Ci daranno una mano le associazioni di categoria e cercheremo di coinvolgere», riprende Michetti, «i tanti uffici cittadini. Chieti dovrà fermarsi per far capire a tutti quanto sia importante per noi il mantenimento del titolo di capoluogo e l’autonomia dell’intera Provincia di Chieti»