PESCARA - Non sarà facile gettare via la scelta del Cal di ridurre da quattro a due le Province abruzzesi, L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti. Per averne conferma basta leggere l’articolo 17 del decreto con cui il Governo avvia il robusto ridimensionamento degli enti, che chiarisce l’importanza delle decisioni del Cal verso l’avallo finale del Governo. Che la decisione sia stata presa a larga o stretta maggioranza non importa. Che poi in Consiglio si discuta è pacifico, ma per il Governo la stella polare è il Cal.
Così come, per il Governo, i criteri per la scelta del capoluogo di Provincia sono secchi e semplici: la città capoluogo di regione e la città più popolosa. Traduzione: L’Aquila e Pescara. Certo, al Governo tagliare piace e dunque un unico ente per tutto l’Abruzzo non pare male, ma la bipartizione definita dal Cal ha ottime chances di essere accolta. E non c’è spazio per spostamenti di Comuni da una Provincia all’altra: la situazione è cristallizzata all’uscita del decreto, e il decreto è uscito da un pezzo.
Ma per il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, «la Provincia unica con L'Aquila capoluogo non è accettabile e non risponde ad alcun criterio di legge, di razionalizzazione della spesa e di omogenea erogazione dei servizi. Tra l’altro la Provincia unica tradisce due dei principi cardine del riordino, i 350mila bitanti e i 2.500 chilometri quadrati di superficie per formare una Provincia, criteri che portano a tre Province, L'Aquila, Chieti e Pescara-Teramo». Di Giuseppantonio prova a mantenere in vita la Provincia di Chieti scaricando Pescara su Teramo, ma il Governo tagliatore non accetterà mai tre enti nel piccolo Abruzzo, e vani paiono anche i tentativi di liberarsi di Pescara promuovendola città metropolitana: il solito articolo 17 annuncia dieci città metropolitane, e Pescara non c’è. Quindi, inutile starla a girare tanto.
Di buono c’è che le polemiche dei giorni scorsi tra pescaresi e anti-pescaresi sembrano affievolite, ed è un buon segnale, si spera. Ma non molla Paola Marchegiani, consigliere comunale pescarese del Pd: «Di fronte all’intesa trasversale per far passare in Consiglio regionale la Provincia unica con sede all’Aquila, ribaltando le decisioni del Cal e, con esse, le più che legittime aspettative di Pescara, la posizione del Pd pescarese è compatta, netta. Ignorare che Pescara è l’autentica città-regione, trainante al servizio dell’intero Abruzzo significa essere in malafede o non aver capito niente. Viviamo un momento delicatissimo, saranno sotto gli occhi di tutti gli abruzzesi l’infingardaggine di politici dell’uno e dell’altro schieramento e i loro interessi personali. Il Pd pescarese contrasterà con ogni mezzo democratico le pericolosissime scelte che Chiodi propone. Nell’interesse dell’intera comunità abruzzese si tuteli l’attuale ruolo di Pescara e la sua funzione di futuro epicentro della Macroregione Adriatica».
Ecco, c’è anche la Macroregione Adriatica. Tra un po’ scompariranno le stesse Regioni, inghiottite dalle Macroregioni. L’Europa ha preso quella strada. E allora, queste polemiche di oggi a cosa saranno servite? Il futuro è più vicino del feudalesimo, è uno spazio luminoso e grande, non un francobollo a tinte cupe.