Il caos del 19 settembre. L’ultimo sciopero aveva creato enormi disagi e fatto saltare le fasce di garanzia: i lavoratori non vogliono che si ripeta
Non vogliono più scioperare. E per evitare di lasciare i torinesi a piedi nel senso letterale del termine hanno deciso di chiedere il loro aiuto. Cgil, Cisl, Uil del Gtt - primi e finora unici in Italia - hanno deciso di cercare un’altra strada rispetto alla astensione dal lavoro.
Da oggi e fino a sabato prossimo monteranno dei gazebo in via Po, via Garibaldi e alla stazione per raccogliere firme a una petizione che verrà poi consegnata al Gtt. Sperano in un massiccio consenso dei cittadini per evitare lo sciopero. Nella lettera si spiega che «Gtt ha disdettato alcuni accordi sindacali peggiorando la vita quotidiana degli autisti; con le nuove regole aumentano i rischi per la salute dei lavoratori e per la sicurezza dei cittadini».
La protesta
Sono gli stessi temi su cui ci sono già state due giornate di sciopero e un altro potrebbe essere proclamato per il 16 novembre. Dicono i segretari di Cgil, Cisl, Uil di settore - Davide Masera, Sabatino Basile, Antonio Mollica: «Noi abbiamo una proposta di riorganizzazione dell’azienda per colpire sprechi quotidiani, inefficienze e privilegi; invece Gtt continua imperterrita sulla strada di questa finta riorganizzazione senza vantaggi per nessuno».
La prossima settimana ci sarà un incontro con tutte le associazioni dei consumatori. A loro i sindacalisti spiegheranno, ad esempio, che l’orario di 6 ore e mezza al giorno per sei giorni «spesso con le nuove norme impegna il lavoratore fino a dieci ore e spesso non viene rispettato neppure l’intervallo di 8 ore tra un turno e l’altro: accade che si smonti alle 22,30 e si rimonti alle 6,30 del mattino».
I timori
Aggiungono: «Viene da chiedersi se questo attacco alle condizioni di lavoro ha forse a che vedere con la imminente privatizzazione dell’azienda, dopo oltre un secolo di proprietà pubblica e se, sin da ora, Gtt vuole assicurare ai privati un profitto a spese di lavoratori e cittadini».