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Data: 13/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Grilli: effetti reali dal 2013 per le detrazioni fiscali. Sulla legge di stabilità pioggia di critiche bipartisan

ROMA - Fitta pioggia di critiche sulla legge di stabilità, sulla quale, già prima dell’approdo in Parlamento, il coro di proteste sopravanza di gran lunga le rare voci di consenso. Agli attacchi dell’opposizione si uniscono Pd, Pdl e Udc che, sia pure con diversità di accenti, preannunciano battaglia in Parlamento per modificare la legge. A questi si aggiungono le durissime parole della leader della Cgil, Susanna Camusso, che accusa il governo di «insuperabile cinismo».
Alle proteste aderiscono, inoltre, categorie ed associazioni, da Confindustria a Confcommercio, dalla Cna alle Acli. Tra i più duri un esponente del Pd, da sempre critico dell’agenda Monti, come Stefano Fassina, che parla di «segno profondamente regressivo sul piano sociale ed economico» del ddl di stabilità. Osservato che chi ci guadagnerà «saranno soltanto i redditi più elevati», il responsabile economia del Pd si chiede «quale criterio di equità segue il governo Monti? Robin Hood alla rovescia?» e conclude che in Parlamento dovranno essere apportate «significative modifiche». A minacciare di votare contro la legge è il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, se il governo «non rispetterà l’impegno a non tagliare gli organici delle forze dell’ordine». Ad annunciare sostanziali correzioni è anche il responsabile udc in commissione Bilancio della Camera, Amedeo Ciccanti, prevedendo che il ddl «uscirà dal Parlamento assai diverso da come entra». Ed è lo stesso leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, a puntare l’indice contro i tagli all’istruzione contenuti nella legge di stabilità, che «provocano un grande disagio nel mondo della scuola» e circa i quali - aggiunge Casini - «vedremo cosa si può correggere in Parlamento».
Particolarmente presa di mira la norma sulla retroattività dei tagli alle deduzioni fiscali, che il presidente della Commissione Finanze della Camera, Gianfranco Conte (Pdl), definisce «un errore che naturalmente il Parlamento correggerà». Considerazione alla quale replica da Tokio Vittorio Grilli, osservando che l’effetto reale delle detrazioni si misurerà dal 2013, in quanto - precisa il ministro dell’Economia - «il nuovo sistema di detrazioni partirà, dal punto di vista di cassa dal prossimo primo gennaio».
Precisazioni che non sembrano tranquillizzare il capogruppo pd alla Camera, Dario Franceschini: «In Italia il potere legislativo è ancora del Parlamento. La legge di stabilità non è equa, dalla parte fiscale alla scuola. La cambieremo». Sfiducia complessiva nell’azione perequativa del governo quella espressa da Antonio Di Pietro, secondo il quale «siamo di fronte al solito giochino di Monti, che fa quadrare i conti facendo pagare i più deboli».
Quanto al disagio di categorie ed associazioni, il presidente di Piccola industria, Vincenzo Boccia, si dice «preoccupato per il carattere prociclico della legge di stabilità». L’allarme dell’esponente confindustriale si concentra, in particolare, sul «secondo aumento dell’Iva e, ancora di più sul fatto di aver caricato sulle imprese private gli ulteriori tagli al sistema sanitario». Le preoccupazioni delle Acli si concentrano soprattutto «sulle famiglie e le fasce più deboli della popolazione, per le quali il saldo economico della legge, rischia, malgrado le buone intenzioni, di risultare pesantemente negativo». Ma, come si diceva, la staffilata più dura all’esecutivo resta quella di Susanna Camusso: «Il metodo adottato dal governo - afferma la leader Cgil - non è degno di un Paese normale. Nella manovra abbiamo trovato un cinismo insuperabile nel taglio dei permessi della 104 e nella penalizzazione della parte più debole del Paese, con l’aumento dell’Iva che si mangia l’abbassamento dell’Irpef».

Nuove regole già sul 2012
le ricadute il prossimo anno

ROMA Da Tokyio, dove si trova per l’incontro autunnale di Fmi e Banca mondiale, il ministro dell’Economia avverte che «non si può smettere di essere rigorosi sul taglio della spesa se si vuole essere più dolci sul fronte delle tasse». E tenta di rassicurare circa gli effetti del riassetto Irpef che da una parte riduce di un punto le prime due aliquote, dall’altro introduce una franchigia per deduzioni e detrazioni ed un tetto per queste ultime.
In particolare, il ministro si sofferma sulla natura retroattiva dei limiti alle agevolazioni. «È una situazione complessa, con una serie di tecnicalità che si ripresentano ogni volta che si toccano le aliquote: il nuovo sistema di detrazioni partirà dal 1 gennaio 2013 dal punto di vista di cassa» sintetizza, ricordando che il taglio degli sconti vale circa 1 miliardo rispetto ai 6,5 che dovrebbero derivare dalla riduzione delle aliquote. Dunque «ci sono 5,5 miliardi che entrano nelle tasche degli italiani».
Sul punto della retroattività, la spiegazione di Grilli si riferisce al meccanismo acconto-saldo che caratterizza l’applicazione dell’Irpef. La norma stabilisce esplicitamente che, in deroga allo statuto del contribuente che vieta appunto interventi retroattivi, le novità su deduzioni e detrazioni si applicano già all’anno di imposta 2012. Concretamente però, questa è la puntualizzazione di Grilli, l’effetto dei minori sgravi si farà sentire a maggio-giugno del prossimo anno, con le dichiarazioni dei redditi. In quell’occasione dipendenti, pensionati e lavoratori autonomi faranno i loro conti definitivi sul 2012, stabilendo anche sulla base delle agevolazioni spettanti l’importo dovuto al fisco. In particolare per dipendenti e pensionati verrà conteggiato l’importo da versare (o, più frequentemente, da farsi restituire) rispetto alle trattenute operate mese dopo mese dal datore di lavoro o dall’istituto previdenziale.
È anche vero che le decisioni sulle spese che godono di agevolazione fiscale vengono prese anche sulla base delle regole in vigore nell’anno in cui vengono effettuate. Chi accende un mutuo o stipula una polizza, o decide di fare una donazione, sa di poter contare per quell’anno su certi sconti: in questo senso l’intervento deciso è affettivamente retroattivo.
Il mancato rispetto dello statuto del contribuente (una legge del 2000 che per la verità ha subito nel tempo moltissime deroghe, proprio su questo punto) non piace ad Gianfranco Conte (Pdl), presidente della commissione Finanze della Camera. «Consideriamolo un errore che naturalmente il Parlamento correggerà» è la sua valutazione.
È probabile che in Parlamento non ci sarà solo questo aspetto al centro dell’attenzione. Al di là della tempistica di applicazione, si presenta poco digeribile in particolare il tetto sulle detrazioni dell’articolo 15 del Tuir (testo unico sulle imposte dirette). L’effetto della norma, almeno per come è scritta ora, sarà di limitare a 3.000 euro la spesa che potrà essere ammessa alla detrazione del 19 per cento: quindi l’importo massimo dello sconto non potrà superare i 570 euro, valore più basso - ad esempio, di quello massimo oggi possibile per la sola detrazioni sugli interessi passivi dei mutui per l’abitazione. Per qualche contribuente quindi lo svantaggio finanziario supererà il beneficio legato alla riduzione delle aliquote, che vale al massimo 280 euro.

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