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Data: 14/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tfr, il governo in campo tempi lunghi per il recupero

Fornero: siamo riusciti a tutelare 130 mila esodati

ROMA «Pone un problema finanziario non banale, leggeremo le motivazioni e le valuteremo con grande attenzione». Così Elsa Fornero ha commentato la sentenza della Corte costituzionale che dichiara illegittima, insieme ad altre, la norma del 2010 in materia di buonuscita dei dipendenti pubblici. Le valutazioni del governo però, quando ci saranno, potrebbero non portare a buone notizie per gli interessati. La cancellazione della trattenuta denominata «Opera di previdenza” comporterebbe oneri pesanti per lo Stato in termini di restituzione degli arretrati (almeno un paio di miliardi) oltre alla necessità di rinunciare per il futuro a questo flusso di entrate.
Insomma una grana in qualche modo simile a quella degli esodati, i lavoratori che a causa dell’ultima riforma previdenziale rischiano di restare a lungo senza stipendio e senza pensione. Anche su questo tema è tornato ieri il ministro del Lavoro ricordando che i salvaguardati, ossia le persone che il governo sarà in grado di tutelare applicando loro le vecchie regole previdenziali, sono 120 mila. A questi secondo Fornero vanno aggiunti i 10 mila tutelati rispetto alla riforma Sacconi del 2010, quella che introduceva la finestra mobile (un ultimo decreto su questa situazioni è stato firmato dal ministro la settimana scorsa). Sommando le cifre si arriva a 130 mila.
Quanto agli oltre 2 milioni di dipendenti pubblici interessati dalla sentenza della Consulta (non vanno considerati quelli assunti dal 2001 in poi) la strada per recuperare i soldi della trattenuta è lunga e irta di ostacoli. Indubbiamente il pronunciamento della Corte costituzionale rafforza sensibilmente quelli di alcuni Tar (contro i quali lo Stato ha intrapreso o intraprenderà la via del ricorso al Consiglio di Stato). In ogni caso i lavoratori per sperare di avere il proprio risarcimento dovranno richiederlo singolarmente alla propria amministrazione. Resta da vedere come si comporterà il governo, l’attuale (che la norma censurata se l’è ritrovata) ed eventualmente il successivo.
È verosimile che chi si troverà a gestire il problema provi ad aggirarlo con una norma ad hoc, e quindi a rispondere formalmente alle obiezioni della Corte senza mettere mano al portafogli. Ad esempio cancellando la trattenuta del 2,5 per cento (sull’80 per cento della retribuzione) ma recuperandola per altra via. Insomma un percorso simile, pur se in un campo diverso, a quello seguito dal precedente esecutivo con la sentenza della Consulta che dichiarava illegittima l’Iva sulla tassa sull’immondizia, in quanto prelievo fiscale che grava su un’altra imposta: con vari interventi normativi si è tentato da una parte di ribaltare il pronunciamento dei giudici costituzionali stabilendo per legge che la voce in questione era una tariffa, dall’altra di incorporare nel prezzo l’importo dell’Iva.
È utile ricordare cosa accadde nel 2001, quando per i nuovi assunti nella pubblica amministrazione venne introdotto l’istituto del Tfr al posto della buonuscita: la trattenuta sparì dalla busta paga ma lo stipendio fu ridotto in proporzione. Operazione possibile all’inizio di un rapporto di lavoro, ma che configurerebbe per dipendenti già attivi da anni e anni una riduzione della retribuzione più difficili da giustificare.

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