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Pescara, 26/03/2026
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Data: 14/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Irpef e Iva, il conto è 2 miliardi e mezzo. Fra dare e avere, svela la Cgia di Mestre, conto salato per le famiglie. I consumatori: sbagliati gli aumenti sul cibo

MILANO Il responso è quasi unanime. La manovra fiscale, alla luce dei dettagli che col contagocce emergono ogni giorno, rischia di trasformarsi in una nuova stangata. «L'effetto della riduzione dell'Irpef, dell'aumento dell'Iva, dell'introduzione della franchigia e del conseguente taglio delle deduzioni e detrazioni fiscali costerà alle famiglie italiane 2,5 miliardi di euro». Questa è la stima della Cgia di Mestre sui contenuti della Legge di stabilità senza considerare le incognite sul limite dei 3mila euro alle detrazioni che potrebbe avere un effetto ancora più pesante. Secondo l'associazione nel 2014 «quando subiremo per 12 mesi l'aumento di un punto delle aliquote Iva del 10 e del 21%, a fronte di una diminuzione del carico fiscale sui redditi pari a 5 miliardi di euro, le famiglie si troveranno un aumento dell'Iva da 6,5 miliardi di euro e un taglio delle agevolazioni fiscali pari a 1 miliardo di euro». «Pertanto - continua la Cgia - nel dare/avere con il fisco, lo sbilancio sarà di 2,5 miliardi, pari ad un incremento medio annuo per famiglia di circa 100 euro». Tuttavia, secondo la Cgia «nel 2013 il combinato disposto delle misure messe in campo dal governo Monti darà un leggero vantaggio alle famiglie. Il saldo sarà negativo e pari a 800 milioni di euro. Questa situazione si determinerà grazie al fatto che l'aumento dell'Iva partirà dal 1° luglio 2013». Come sempre c’è il problema di chi è così povero da non usufruire degli sconti delle tasse. Bortolussi sostiene che i più penalizzati da questa manovra correttiva saranno gli 8 milioni di incapienti: «Rientrando nell'area di esenzione fiscale, non godranno dei vantaggi economici legati della riduzione dell'Irpef. Molto colpiti anche i nuclei familiari con redditi superiori ai 50.000-60.000 euro». Se le analisi in alcuni casi divergono parzialmente, il combinato disposto dei provvedimenti è indubbiamente destinato a produrre effetti negativi: il taglio dell'Irpef al massimo si tradurrà in un risparmio annuo di 280 euro lordi mentre il solo aumento dell'Iva, secondo per esempio il Codacons, costerà alle famiglie a regime 378 euro. Il Codacons chiede al governo di scongiurare almeno l'aumento dell'Iva dal 10 all'11%, che, colpendo beni essenziali come gli alimentari, graverebbe sulle fasce sociali più bisognose. In alternativa l'associazione di consumatori propone almeno di rivedere l'elenco dei beni interessati dall'aumento, in modo da gravare il meno possibile sui ceti non abbienti, togliendo dalla lista la benzina, già alle stelle, prodotti farmaceutici, il latte conservato, le uova, lo zucchero e gli altri prodotti base dell'alimentazione. Ci sono poi da considerare gli effetti indiretti della Legge di stabilità che la Uil ha stimato in 149 euro, tra aumenti delle addizionali comunali e regionali: «Con i nuovi tagli agli enti territoriali per il prossimo anno, Iva a parte, si corre il rischio concreto di neutralizzare i benefici apportati con la riduzione delle aliquote Irpef nazionali, con un ulteriore inasprimento della fiscalità locale» considerando che già quest'anno gli aumenti medi sono stimati in 96 euro per contribuente.

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