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Data: 14/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Intervista ad Alessandro Santoro (*) - «Così sarà penalizzato chi ha redditi più bassi»

MILANO «Devo confessare che si rimane un po' perplessi di fronte all'insieme dei provvedimenti fiscali: non sembrano proprio quelli di un governo tecnico»: Alessandro Santoro, professore associato di Scienza delle finanze all'Università Bicocca di Milano e docente alla Bocconi è molto polemico con le scelte dell'esecutivo. Professore partiamo dall'Iva: abbiamo scongiurato l'aumento? «Assolutamente no. Il governo ha solo ridotto l'impatto degli impegni assunti con l'Europa: invece di un innalzamento di due punti dell'aliquota ordinaria (dal 21 al 23%) e di quella ridotta (dal 10 al 12,5%) avremo comunque un incremento di un punto percentuale di entrambe le aliquote pur sapendo che dal punto di vista del gettito i risultati sono sicuramente discutibili». In che senso? «Se analizziamo i primi otto mesi di quest'anno registriamo che il gettito dell'Iva è nettamente inferiore alle previsioni anche tenendo in considerazione gli effetti della recessione: gli incassi sono inferiori del 4,5% a fronte di un effetto crisi pari all'1,7%. Significa che una parte non irrilevante del gettito viene evaso. In parte potrebbe trattarsi di ritardati pagamenti per le drammatiche situazioni di liquidità, ma purtroppo il fenomeno di una ripresa dell'evasione dell'Iva è un segnale preoccupante e negativo per i conti dello Stato». Questa volta il governo cerca di sterilizzare l'impatto dell'Iva con il taglio dell'Irpef. Non è un fatto positivo per i cittadini? «Purtroppo no. Tra incremento dell'Iva e taglio lineare di deduzioni e detrazioni il saldo sarà quasi sicuramente negativo e, vorrei sottolinearlo, soprattutto per i cittadini con i redditi più bassi sebbene superiori ai 15 mila euro». Perché? «L'innalzamento della franchigia sulle deduzioni a 250 euro penalizza i contribuenti che hanno meno spese da portare in dichiarazione e soprattutto il meccanismo lineare ha degli elementi francamente inaccettabili perché colpisce, salvo modifiche o informazioni ancora non dettagliate visto che mancano gli allegati tecnici, anche le spese per i portatori di handicap. L'introduzione di una soglia massima di 3000 euro è già una scelta più comprensibile, ma il taglio lineare dopo mesi di analisi e libri bianchi finalizzati a fare chiarezza nella giungla di deduzione e detrazioni è francamente deludente». C'erano alternative? «Ovviamente sì. L'obiettivo prioritario era di evitare l'aumento dell'Iva e il governo avrebbe anche potuto raggiungere questo obiettivo non tagliando le aliquote Irpef, facendo comunque un taglio non lineare delle deduzioni, e agendo sulla fiscalità premiale per alcune forme di risparmio (fondi comuni e fondi previdenziali) che sono indubbiamente premiate rispetto a quello individuale». E non si poteva agire anche sui finanziamenti a pioggia al settore industriale? «Certamente, anche se in questo campo gli interventi assumono un significato più di natura politica perché le imprese avrebbero chiesto a gran voce un abbassamento di Ires e Irap».

(*) Professore associato di Scienza delle finanze all'Università Bicocca di Milano e docente alla Bocconi

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