Domani sarà l’ultimo giorno di cassa integrazione per 4.200 dipendenti di Alitalia, in buona parte di Roma e del Lazio. Comincia il percorso della mobilità, senza neppure la speranza di essere riassorbiti da Cai (vale a dire dalla «nuova» Alitalia). Il parlamentare del Pd, Enrico Gasbarra, ha scritto una lettera ai ministri Elsa Fornero (Lavoro) e Corrado Passera (Trasporti) in cui solleva il caso: «I 4.200 dipendenti di Alitalia Spa in amministrazione straordinaria, dopo quattro anni di cassa integrazione, entrano nel nuovo status, quello della mobilità con relativa decurtazione di retribuzione (-20%) e un futuro ancora più incerto. Sono rimasti fuori dal mercato del lavoro, nel mezzo di una crisi recessiva tremenda, aggravata nel Lazio dal mancato rispetto degli accordi con la Regione, che non ha messo in campo le risorse per la formazione e la riqualificazione professionale. Nella grande famiglia degli ex dipendenti Alitalia vi è un nutrito gruppo di lavoratori che rientrano nella categoria esodati, e che stanno vivendo giorni terribili».
C’è un altro problema, un’altra nuvola all’orizzonte. Martedì Alitalia-Cai illustrerà al tavolo ai sindacati il nuovo piano industriale. Osserva Gasbarra: «Si tratta di un appuntamento importante e delicato, alla luce delle dichiarazioni dei vertici della compagnia e degli allarmi lanciati dalle organizzazioni sindacali in merito ai costi del personale e quindi ad un nuovo pesante ricorso a tagli di organico. Esuberi, nuova cassa integrazione, apertura di vertenze infinite, drammatiche per i lavoratori soprattutto in un momento di crisi e recessione come quello che sta vivendo il Paese, il Lazio ed in particolare Roma». In sintesi: da una parte c’è l’incertezza del futuro dei 4.200 dipendenti che terminano la cassa integrazione, dall’altra ci sono preoccupazioni sul nuovo piano industriale di Alitalia.