PESCARA Cinquecento fiaccole per spegnere il cementificio mascherato da inceneritore, ma alla fine del corteo si è accesa la polemica fra gli ambientalisti e un gruppo di dipendenti che stavano lì ad aspettare. Lo scontro verbale fra quelli del Wwf e i lavoratori ha rischiato per un attimo di degenerare quando i toni si sono alzati alla luce delle fiaccole, poi il corteo si è sciolto e con esso la tensione accumulata. Dal ritrovo in piazza Alessandrini, cittadini, associazioni e politici hanno sfilato lungo via Aterno sino alla sede di quello che molti definiscono il "mostro", il cementinceneritore, come lo ha ribattezzato Augusto De Sanctis del Wwf. Tre Comuni rappresentati e due sindaci (Mascia per Pescara, Di Lorito per Spoltore e l’assessore Ferragalli per San Giovanni Teatino, tutti in fascia tricolore) e poi politici dei due schieramenti da Acerbo a Del Trecco, da Masci a Blasioli, da Di Pietrantonio a Sospiri, da Antonelli a Di Sante, ma il gruppo era "tirato" dal Wwf con Loredana Di Paola e il presidente abruzzese Luciano Di Tizio. Fianco a fianco degli organizzatori abbiamo di nuovo letto i dati e la realtà dei fatti è che da almeno cinque anni l’attività del cementificio si estrinseca più nel bruciare sostanze (1580 tonnellate l’anno altamente tossiche secondo il Wwf) che nel produrre cemento, causa della crisi dell’edilizia. Il colpo d’occhio dalla coda alla testa del corteo era notevole, con le fiaccole che tremolavano all’indirizzo delle ciminiere della Sacci, punto di arrivo. La Di Paola ha ricordato i numeri dell’inquinamento provocato dal cementificio e lanciato un nuovo appello alla Regione affinché non rinnovi l’autorizzazione alla Sacci, proprietaria dell’impianto. In quel momento si è scatenata la bagarre con i primi lavoratori che hanno iniziato a replicare urlando, quindi sono venuti a contatto con i leader della protesta e c’è voluto tempo per chiarire le rispettive posizioni. «Non ce l’abbiamo con voi - si è sgolata Loredana Di Paola - ma con chi, nel 2008, ha fatto delle concessioni che consentono di inquinare nettamente al di sopra dei limiti di legge». Già, perché questo è l’equivoco di fondo: i dipendenti sostengono che loro, da quando il mattone non tira più, lavorano solo sette mesi l’anno. «La responsabilità grave - ha chiarito Di Paola - è che l’autorizzazione permette di bruciare e inquinare molto di più, il nostro bersaglio è chi rilasciato l’autorizzazione ovvero la Regione col sostegno di Asl, Arta e Comune». Ma quelli del cementificio non ci stanno: «Dei posti di lavoro nessuno si preoccupa, - è sbottato Alessio Paolini, operaio manutentore - ai politici importa solo farci chiudere, quando invece le emissioni dell’impianto sono entro i limiti di legge. Della centrale a biomasse nessuno parla forse perché la Fater si è comprata tutta la classe politica pescarese. E di Saquella? Io la mattina prendo il caffè respirando i fumi dello stabilimento qui vicino. E nessuno parla del sansificio di Scibilia». In questo caso Paolini si sbaglia perché, sorpresa dell’ultimora, sono in arrivo i dati sull’attività dell’azienda dell’ex presidente del Pescara.