La tensione sale, il coro dei no si allarga di ora in ora: Pescara continua a rispedire al mittente l'ipotesi della Provincia unica con L'Aquila capoluogo e c'è chi chiama alla mobilitazione l'intera città, come il capogruppo del Pd in consiglio comunale Moreno Di Pietrantonio che propone addirittura una maratona di testimonianze no-stop: «Una sorta di Telethon - spiega - da organizzare attraverso un consiglio comunale aperto a tutti i cittadini, alle donne e agli uomini impegnati nel mondo produttivo, della politica, delle professioni, della scuola, della sanità, delle forze dell'ordine, delle organizzazioni sindacali e di categoria».
Di Pietrantonio ricorda che il Cal, il Comitato delle Autonomie locali al quale il Governo ha affidato il riordino delle Province secondo i parametri dettati dalla spending review, si è già pronunciato con l'indicazione di due macro aree: quelle di Pescara-Chieti e L'Aquila-Teramo. Ma a deliberare dovrà essere il consiglio regionale, dove una forte maggioranza trasversale, con in testa il governatore Gianni Chiodi, ha avanzato l'ipotesi della Provincia unica che Di Pietrantonio legge come «un attacco intollerabile» nei confronti di Pescara. E non è il solo, perché anche Carlo Masci, assessore regionale al bilancio e leader di Pescara futura, boccia l'idea della Provincia unica, argomentando così: «In primo luogo perché in Abruzzo verrebbero soppressi i 3/4 delle sedi decentrate dello Stato articolate nei capoluoghi di Provincia. Poi perché L'Aquila sarebbe costretta a sopportare un peso di strutture istituzionali esagerato, anche in considerazione delle problematiche legate alla ricostruzione. Terzo perché Pescara è la prima città per la sua economia, la sua posizione strategica, le innumerevoli potenzialità che offre. Mettere questi principi sotto le scarpe del campanilismo dimostra la scarsa lungimiranza di una classe politica e dirigenziale». Da qui l'invito a superare le divisioni politiche per riportare il dibattito in una dimensione regionale: «Pescara - insiste Masci - deve restare la locomotiva d'Abruzzo, perché essa sola può svolgere quel ruolo di traino indispensabile per la crescita dei nostri territori». Ma per non perdere lo status di capoluogo bisognerà adesso trovare i voti in consiglio regionale, uno per uno. Impresa che non si annuncia tra le più facili.
La proposta. D’Alessandro «Accordi per le Province
o abolizione»
Quel che chiede D’Alessandro è che z«si scrivano patti istituzionali tra città e Province prima della seduta del Consiglio regionale, altrimenti le comunità locali non potranno pretendere soluzioni da altri. Tocca a loro».
Nel dettaglio delle città destinate al ruolo di capoluogo, il parere del capogruppo democrat è: «Per me appare chiaro che Pescara divenga il capoluogo della nuova provincia e Chieti il capoluogo amministrativo, sede degli uffici periferici dello Stato. Speculare ragionamento deve essere fatto tra L'Aquila e Teramo. Il capoluogo di regione, L’Aquila, resti anche capoluogo di provincia, ed a Teramo si garantisca l'insediamento degli uffici pubblici».
Insomma, servono accordi invece che polemiche: «Proprio così, se non si fanno accordi non si fanno le Province, che tra l'altro ritengao siano enti inutili, svuotati di potere. In tal caso, insomma se non interverranno accordi tra le realtà territoriali, presenterò in Consiglio la richiesta di non precedere ulteriormente, non deliberando nessuna Provincia e chiedendo al Governo nazionale di abrogarle tutte, in vista dell'annunciata riforma della Carta Costituzionale che rimetterà in discussione l'articolazione ed i poteri dello Stato, a partire dalle Regioni. Quella sarà la sede per la definitiva cancellazione delle Province. Meglio non fare nulla che cose che non funzionano. La storia insegna».