Dopo l’esclusione dai benefici del terremoto la Valle Peligna si interroga sulle ripercussioni «Una stangata per l’economia»
SULMONA - Rabbia, delusione e amarezza: i terremotati invisibili di Sulmona e Raiano sono increduli per il responso del giudizio di ottemperanza dato dal prefetto Giovanna Maria Iurato, servitasi di una commissione composta dall’Ingv, dal dipartimento di protezione civile, dall’università di Siena e dall’Avvocatura dello Stato, e che ha stabilito che i due Comuni non hanno i numeri per rientrare nel cratere sismico. Per l’economia del territorio si tratta di una tegola pesante che cade in un momento di crisi profonda, tanto più che molte aziende finora, sicure di rientrare nei criteri stabiliti dal decreto legislativo di Bertolaso, hanno evitato di pagare gli oneri tributari. «Per l’economia del territorio - avverta Claudio Mariotti della Confcommercio - è una mazzata senza precedenti. Con questa decisione molte aziende saranno destinate alla chiusura». Ma al di là degli effetti economici, prevale un sentimento di frustrazione e impotenza: «Hanno vinto i poteri forti - continua Mariotti -. Come Confcommercio presentammo a suo tempo un esposto alla magistratura perché qualcuno si era vantato di aver personalmente interceduto perché Sulmona non rientrasse nel cratere».
Giudizi pesanti che non vengono risparmiati neanche dalle autorità istituzionali: «Eravamo e siamo convinti di avere i numeri per essere inclusi nel cratere - spiega il presidente del consiglio comunale di Sulmona, Nicola Angelucci - il segreto con cui è stata portata avanti tutta l’operazione è sospetto, tanto più che abbiamo dovuto mandare un nostro funzionario a Roma per conoscere il responso della commissione. In realtà - fa autocritica Angelucci - la responsabilità è anche di tutta la classe politica locale che non ha saputo battersi e persuadere delle proprie ragioni chi doveva decidere. Il territorio è politicamente e istituzionalmente debole, tutti noi dobbiamo prenderne atto».
La battaglia giudiziaria, d’altro canto, non è destinata a finire: i legali dei due Comuni, Daniele Di Bartolo (per Raiano) e Guido Blandini (per Sulmona), aspettano di studiare bene le carte che hanno portato la commissione a stabilire che il sisma non è stato di intensità uguale o superiore al sesto grado della scala Mercalli. «Da lunedì ci metteremo al lavoro con una squadra di tecnici - annuncia Guido Blandini - vogliamo capire quali criteri e parametri di calcolo sono stati adottati ed eventualmente decideremo di impugnare il provvedimento».
«La legittimità dell’atto è ancora tutta da verificare - gli fa eco Daniele Di Bartolo - non escludiamo di impugnarlo ed eventualmente di richiedere un risarcimento dei danni allo Stato». Dopo tre anni e mezzo di attesa, così, per la Valle Peligna si preannuncia un altro lungo percorso giudiziario che potrebbe lasciare per strada pezzi consistenti dell’economia; mentre lungo le strade e nei vicoli sono ancora ben visibili le ferite di un «terremoto che non c’è stato».