PESCARA Sono stati soprattutto i consiglieri del Pdl a non appoggiare l’ordine del giorno del loro capogruppo che prevede di eliminare i gettoni di presenza nei consigli straordinari per risparmiare. Venerdì mattina, Armando Foschi si è trovato in aula con una manciata di colleghi al momento del voto e così la sua proposta non è passata. Diversi consiglieri sono usciti dall’aula non consentendo di poter raggiungere il quorum di 14 presenti necessario per considerare valida la votazione. È saltato, per lo stesso motivo, anche un altro ordine del giorno, presentato da Maurizio Acerbo (Prc) primo firmatario e da Adelchi Sulpizio (Idv), Fausto Di Nisio (indipendente) e Antonio Blasioli (Pd), per dimezzare le buste paga dei consiglieri. Uno smacco per Foschi, il quale contava di avere l’appoggio di gran parte dei suoi colleghi per far passare la proposta di tagli alle spese dei politici. Un segnale importante per l’opinione pubblica in un periodo in cui vengono richiesti sacrifici a tutti. Invece, tutto è andato a monte, almeno per ora. È stata la stessa maggioranza a tradire il capogruppo del Pdl, abbandonando l’aula in un fuggi fuggi per non votare il provvedimento. Solo 12 sono stati i consiglieri presenti al momento del voto. Hanno espresso parere favorevole Renato Ranieri e Armando Foschi (Pdl), Adelchi Sulpizio (Idv), Fausto Di Nisio (indipendente), Gianluca Fusilli, Florio Corneli, Antonio Blasioli (Pd), Maurizio Acerbo (Rifondazione comunista), Michele Di Marco (Pescara futura). Nessun voto contrario. Si sono invece astenuti il presidente del consiglio comunale Roberto De Camillis e Andrea Salvati (Udc), mentre Nico Lerri (Pdl) è risultato presente non votante. Prima della votazione, erano stati visti tra i banchi del consiglio anche Vincenzo D’Incecco, Daniela Arcieri, Massimo Pastore, Salvatore Di Pino, Augusto Di Luzio (Pdl), Vincenzo Dogali (Udc), Marco Mambella (Pescara futura), Adele Caroli (indipendente), Enzo Del Vecchio e Camillo D’Angelo (Pd). Il voto così è risultato infruttuoso, perché non è stato raggiunto il quorum. Critico il capogruppo Idv. «Il fatto che l’ordine del giorno, presentato da Foschi, che cercava di dare un contributo seppur minimo alla riduzione dei costi della politica», ha fatto notare Sulpizio, «sia stato votato dall’opposizione e non dalla sua maggioranza, i cui consiglieri si sono d’incanto defilati nel momento della votazione, certifica che al Comune il centrodestra è ormai tenuto insieme solo dalla paura di tornare alle elezioni e soprattutto dall’interesse di salvare le proprie poltrone». Ma Foschi non si è perso d’animo e ha annunciato, ieri, che riproporrà l’ordine del giorno alla prossima seduta del consiglio. «Nei prossimi giorni», ha detto, «valuterò se trasformare il documento in una mozione. Una proposta, ne sono certo, che riceverà il massimo consenso, soprattutto da parte di quei colleghi particolarmente attenti alla spesa dell’ente pubblico. Come i colleghi del Pd e di Fli, che negli ultimi tre anni hanno richiesto la convocazione di decine di assemblee straordinarie, con una salasso per le casse pubbliche pari a 70mila euro solo per pagare gettoni di presenza ai consiglieri e i servizi». «Le norme sullo Spending review», ha concluso, «obbligano tutte le famiglie a fare sacrifici. Ciò impone a chi amministra la città di fare rinunce».