L’assegno di reversibilità nel mirino del governo. Costa milioni di euro all’anno
MILANO La filosofia della manovra contenuta nella Legge di stabilità (che ogni giorno riserva sorprese in attesa dei testi ufficiali) è semplice e perentoria insieme: bisogna mettere mano ai requisiti troppo generosi che regolano l'acceso alle pensioni per i superstiti (da quelle di reversibilità a quelle di guerra) e allineare questo trattamento puramente assistenziale ai livelli europei stringendo anche sugli assegni di accompagnamento. In termini generali si tratta di circa 5 milioni di assegni pensionistici pagati dall'Inps, con un flusso annuo di circa 300mila nuove pensioni: la sola spesa previdenziale vale qualcosa come 38 miliardi, 3,8 miliardi di euro l'anno per le pensioni e assegni di invalidità mentre le indennità di accompagnamento valgono 12,9 miliardi di euro. Nella Legge di stabilità il governo ha stabilito che dal 2013 pensioni e indennità di accompagnamento per gli invalidi, pensioni di guerra di ogni genere, assegni previdenziali reversibili, tredicesime e indennità dei ciechi civili, pensioni privilegiate dei militari, quelle connesse alle decorazioni all'Ordine militare, e perfino gli assegni mensili legati alle medaglie al Valor militare non saranno più esentasse ma dovranno essere sottoposte all'imposizione progressiva dell'Irpef per tutti i contribuenti che dichiarano oltre 15 mila euro annui lordi. Mentre pensioni e assegni sono già commisurati al reddito, l'indennità di accompagnamento, anche questa esentasse, viene concessa agli invalidi che non possono camminare o hanno bisogno di assistenza per le attività quotidiane a prescindere dal reddito percepito. D'ora in poi chi beneficia di queste prestazioni e ha già redditi superiori ai 15mila euro dovrà inserire gli assegni nella dichiarazione Irpef e sottoporli all'imposta. In un primo momento sembrava che il tetto dei 15mila euro riguardasse anche l’esenzione fiscale sulle somme percepite in base alle polizza vita. Ma il governo si è affrettato a smentire: «Nella legge di Stabilità non è prevista alcuna disposizione che assoggetti a tassazione i redditi rivenienti da polizze assicurative in caso di morte e restano quindi esenti». Perdono invece l'esenzione fiscale, sempre per i contribuenti con i redditi oltre il limite dei 15mila euro, le pensioni privilegiate militari, ovvero quelle riconosciute ai militari di leva invalidi per cause di servizio, che finora erano esenti in quanto considerate «risarcitorie». Esattamente come le pensioni di guerra (l'Inps ne paga 300mila l'anno, un quarto delle quali supera i 2mila euro mensili) riconosciute agli ex combattenti, ai partigiani, ai mutilati e agli invalidi di guerra, così come alle vedove e agli orfani, che saranno anch'esse tassate dal 2013. L'esenzione dall'Irpef continuerà ad essere applicata - invece - alla pensione sociale, per coloro i quali ne hanno maturato il diritto entro il 1995, nonché all'assegno sociale previsto dal 1° gennaio 1996, poiché deve essere tutelata l'esigenza di dare concreta attuazione ai principi costituzionali che fanno obbligo allo Stato di intervenire a protezione dei cittadini sprovvisti dei mezzi necessari per vivere e, quindi, in disagiate condizioni economiche. Infatti tali prestazioni sono strettamente assistenziali e la relativa concessione non è subordinata ad alcun requisito di assicurazione e contribuzione.