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Data: 15/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Anche il Pdl molla Formigoni E lui: subito al voto, io ci sarò

I paletti della Lega: primarie per il candidato presidente

MILANO - Passando da un ultimatum all’altro, la domenica lombarda finisce con Formigoni che dà alla Lega ventiquattr’ore per cambiare idea: «Se entro lunedì non rivede le sue decisioni, non perderò un minuto di più». Vuol dire dimissioni immediate da governatore, benservito ad assessori e consiglieri e convocazione di nuove elezioni il più presto possibile. Magari già a dicembre, al più tardi a gennaio: «Non certo ad aprile visto che la Lombardia non può permettersi di stare sette mesi senza governo».
E’ la stessa minaccia che aveva fatto giovedì, nel lungo incontro-scontro con Bobo Maroni nella sede romana del Pdl, sotto gli occhi di Alfano. Quella volta il segretario leghista aveva ceduto, convinto com’è che il Carroccio non sia attrezzato per affrontare in tempi rapidi una campagna elettorale, magari in corsa solitaria. E aveva allora detto sì a un azzeramento della giunta Formigoni per formarne una nuova, senza data di scadenza. Poi però è arrivato il contrordine del partito e la nuova giravolta: «Nessuna giunta a tempo indeterminato. Ad aprile si va a votare».
Gli scommettitori del Pirellone, che è poi il palazzo della Regione, dicono che margini per ricucire non ce ne sono più. I contendenti hanno tirato troppo la corda, arrivando entrambi a un punto di non ritorno. E per di più anche Alfano ci ha messo del suo mostrando di stare in qualche modo più dalla parte dei padani che del Celeste: «Noi siamo contro l’accanimento terapeutico, Formigoni fissi la data delle elezioni». Come a dire che il tentativo di prolungare la legislatura all’infinito con una «giunta ripulita» è abortito in poco tempo.
In una vicenda così confusa e caotica da riservare almeno un colpo di scena al giorno ci si può ancora aspettare di tutto, anche che Maroni faccia un’altra volta retromarcia e torni a imbastire una trattativa, o che il Celeste cerchi una nuova maggioranza. Per adesso, tuttavia, l’aria è di sfida aperta. Con il successore di Bossi che via facebook convoca le primarie per scegliere il candidato e Formigoni che chiosa con sarcastico distacco: «Vuol dire che hanno deciso di andare da soli. Buon cammino, ma non credo possano andare lontano».
Il presidente della Lombardia è parecchio nervoso, e non riesce a nasconderlo. In televisione si avventa contro un conduttore di Canale 5 apostrofandolo in malo modo: «Lei è un comiziante da strapazzo». Minaccia querele, chiama in causa complotti mediatici orditi allo scopo di annientarlo, ribadisce di avere la fiducia della maggioranza dei lombardi. Sa che le condizioni generali per lui non sono buone: «Al voto subito, e io ci sarò» ripete a mo’ di ultimo avviso alla Lega. Ma poi precisa: «Non so in che veste, se come candidato presidente o in altro modo».
La sua avventura di governatore, dunque, potrebbe davvero essere finita qui. Col paracadute delle elezioni politiche di primavera in grado di garantirgli una via di fuga verso il Parlamento. Ma anche con il timore di dover fare i conti con una crescente ostilità del suo partito. «Le parole di Alfano sul no all’accanimento terapeutico sono state concordate con me» mette le mani avanti lui, come a voler ribadire che ogni mossa è stata vidimata dal partito, compreso l’ultimo apparente atto di rottura con la Lega Nord.
Nelle stanze di via Bellerio, invece, si tengono attivi i canali di trattativa sotterranea col Pdl. Il progetto leghista è definito da tempo: strappare la candidatura alla presidenza della Lombardia, convincere cioè il partito di Berlusconi ad appoggiare la corsa di un padano - probabilmente lo stesso Maroni - alla poltrona di governatore. Progetto ambizioso a cui il Carroccio può aspirare utilizzando come moneta di scambio la propria disponibilità a rinsaldare l’alleanza con il Pdl per le elezioni politiche. E non è un mistero che lo stesso Cavaliere stia lavorando in questa direzione.
C’è tuttavia un’incognita. E’ legata alla possibilità che Formigoni sia ancora in grado di condizionare le scelte del suo partito, specie in Lombardia. Uno strappo troppo traumatico con lui potrebbe liberare scorie velenose capaci di compromettere in modo irreversibile i rapporti fra i due partiti.

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