Il Cavaliere sente l’ex ministro dell’Interno e cerca la mediazione
ROMA - Una domenica trascorsa al telefono a rincorrere prima Roberto Maroni e Roberto Calderoli, che non ne vogliono sapere più del Celeste governatore lombardo, e poi lo stesso Formigoni che sulle ceneri della possibile frattura tra Pdl e Lega intende realizzare quel progetto di partito dei moderati che rischia di spazzare via al Nord ciò che resta del partito di Alfano ed entrare in collisione con il progetto «liste civiche» che tanto piace alla Lega dei quarantenni e di Maroni. E così Silvio Berlusconi ieri ha dovuto fare un passo avanti, chiamando al telefono non solo e più volte l’ex ministro dell’Interno, ma anche colui che prima occupava il posto del «Barbaro sognante»: Umberto Bossi.
Una telefonata come ai vecchi tempi e che al Cavaliere è servita per tentare di capire cosa potrà uscire dalla nuova riunione del consiglio federale del Carroccio che si terrà oggi in via Bellerio, in contemporanea a quella che farà il Pdl lombardo di Mario Mantovani. Lo scontro interno al centrodestra non sembra essere tanto sulla data del voto, perché a dividere leader e partiti sono i progetti in campo per recuperare la delusione-moderata che al Nord, più che al Sud, gonfia le percentuali di Grillo e del non-voto.
Andare alle elezioni subito ed entro l’anno per evitare «l’accanimento terapeutico», come ieri sosteneva Alfano, rischia quindi di trasformarsi in un massacro per tutti, Lega compresa. Difficilmente in una settantina di giorni si riuscirebbe a sanare le fratture, a riproporre un’alleanza e a condividere un candidato. Berlusconi vorrebbe prendere quindi tempo e cuocere per qualche mese ancora il governatore in modo da ridimensionarne ulteriormente le aspirazioni di leader del Nord. Ai suoi il Cavaliere ha chiesto di «non attaccare in nessun modo la Lega» e confida di poter recuperare l’armonia con il malconcio ex alleato tentando di coordinare il progetto di liste civiche caro alla Lega (modello Tosi), con le iniziative già avviate da una pattuglia di pidiellini, guidata dall’ex ministro Maria Stella Gelmini, al convegno di qualche giorno fa al quale ha partecipato anche Formigoni e che tanto ha irritato i lombardi ex An come La Russa.
Eppure giovedì della scorsa settimana un accordo sembrava raggiunto in via dell’Umiltà in cui si stabiliva non solo l’azzeramento della giunta, ma che dietro la strombazzata voglia di andare «fino al 2015», ci fosse il tacito accordo di votare in aprile, assieme alle politiche. In questo modo Berlusconi era sicuro di avere in mano, ancora una volta, l’intesa con la Lega: Maroni avrebbe incassato la candidatura di un leghista per il Pirellone e Formigoni sarebbe uscito dalla scena regionale lombarda non sull’onda degli scandali ma per traslocare in Parlamento. Un quadro che però non ha fatto i conti con le tensioni che ancora agitano il Carroccio, con la voglia della pancia leghista di mandare a casa tutto e tutti (anche a costo di veder ridotte a zero le possibilità di vittoria), e con l’insofferenza di molti colonnelli leghisti a un nuovo accordo con il Cavaliere (al quale, mesi addietro, Maroni chiedeva di farsi definitivamente da parte) e con un Pdl che forse non arriverà nemmeno ad aprile del 2013.
Prima Salvini e poi Maroni hanno dovuto quindi aggiustare la linea in tutta fretta e, dopo la riunione del consiglio federale di sabato, hanno fatto di tutto per intestarsi la fine anticipata della giunta Formigoni. Il governatore però non ci sta a passare per capro espiatorio e anche ieri ha minacciato Berlusconi di «chiuderla qui con questa storia, che sta assumendo i toni della farsa, e di mandare tutti alle urne entro l’anno». Salvo poi promettere di rimanere «in campo», non per un quarto mandato, ma con un una propria lista.
Non rispondere al telefono, come ieri l’altro ha fatto Maroni con Formigoni e proporre poi «le primarie» per la scelta del candidato presidente, denotano forse una situazione particolarmente complicata all’interno del Carroccio che non darebbe per scontata la candidatura dello stesso Maroni alla conquista del Pirellone. Non da meno è però il Pdl con Berlusconi che, temendo l’effetto slavina, fa di tutto per tenere a freno i nervosismi della pattuglia degli ex An e per mantenere stretto il legame con il Carroccio. Obiettivo non certo facile senza Bossi, senza Tremonti e con Maroni controllato a vista dalla pattuglia dei quarantenni.