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Pescara, 19/06/2026
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Data: 15/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Lombardia, Alfano “scarica” Formigoni. Ma il governatore attacca la Lega e annuncia: elezioni in tempi brevi e io sarò candidato. Il Pdl pensa alla Gelmini

ROMA Dunque è finita. Anche in Lombardia, dopo il Lazio, si torna a votare in primavera. Forse anche prima. In meno di un mese due regioni governate dal centrodestra e di importanza strategica cadono sotto il «fuoco amico». Ieri, dopo un vortice di ultimatum e contro ultimatum tra la Lega e il governatore della Lombardia, il Pdl ha deciso di lasciar andare al proprio destino Roberto Formigoni. «La data del voto – ha detto ieri mattina da Saint Vincent, il segretario del Pdl Angelino Alfano ospite di una convention dei Democristiani di Rotondi – è nella responsabilità di Formigoni che deve decidere per il bene della Lombardia e non dei partiti». E se il messaggio non fosse tanto chiaro ha aggiunto: «Siamo contrari ad ogni forma di accanimento terapeutico». La reazione di Formigoni è stata durissima. Rimasto senza giunta, azzerata dopo l’arresto dell’assessore Domenico Zambetti accusato di aver comperato i voti della ’ndrangheta, quando ha capito che il Pdl lo stava mollando, il Governatore ha lanciato una doppia sfida: alla Lega, alleato da cui si sente tradito e al suo stesso partito. La risposta ad Alfano e Maroni è arrivata a distanza di poche ore dagli schermi di Canale 5 dove è apparso teso e nervoso. «Se la Lega vuole tenere la Lombardia al centro di una campagna elettorale di sei mesi se lo tolga dalla testa. Se domani (oggi ndr) confermerà la sua posizione, io darò l’avvio delle procedure per lo scioglimento del Consiglio regionale» ha detto Formigoni, sperando che l’avvertimento sul voto immediato possa far tornare la Lega sui suoi passi. «E se hanno deciso di andare da soli, non mi resta che augurargli un buon cammino. Ma non credo che li porterà lontani». Anche verso il suo partito i toni sono gelidi. Formigoni fa capire che ha intenzione di ricandidarsi. «Alle elezioni io sarò certamente in campo, anche se con una posizione ancora da determinare» ha annunciato e ora la sua determinazione apre un rebus all’interno del Pdl. Ripresentare come candidato ufficiale del partito un governatore travolto dalle inchieste, oppure scaricarlo e correre in contrapposizione a quello che è stato uno degli uomini-simbolo del «forzaleghismo»? Entrambe le strade sono tortuose. Nel frattempo, la Lega si prepara ad una corsa solitaria e Maroni ha indetto primarie-lampo da tenersi già domenica prossima. Ancora da definire i concorrenti, ma l’accelerazione del Carroccio sulla chiusura della legislatura al Pirellone è una vittoria di Matteo Salvini segretario della Lombardia. Mentre anche Maroni potrebbe aspirare a correre da Governatore, si fa avanti l’ex sindaco di Milano Albertini. Sul fronte Pdl, c’è chi intepreta la decisione di Berlusconi di sganciarsi da Formigoni come la conferma che sia sempre più intenzionato a costruire qualcosa di completamente «diverso». Il Cavaliere pensa ad un candidato di «mediazione» per non rompere completamente con il Carroccio e si fa il nome dell’ex ministro Mariastella Gelmini. Di sicuro, da via dell’Umiltà i segnali verso il presidente della Lombardia al momento sono di chiusura. Viene spedita al mittente anche la minaccia, più volte lanciata da Formigoni, che la crisi lombarda possa trascinare nelle macerie per «effetto domino» Piemonte e Veneto governate da leader del Carroccio, Cota e Zaia. «Noi non abbiamo mai connesso queste vicende» è stato il commento gelido di Alfano che ha inviato Formigoni a scegliere al più presto la data del voto.

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