PESCARA Alla fine è passata la linea del governatore Gianni Chiodi. Per convinzione ma soprattutto per divisione. Ieri «con un formale provvedimento iscritto agli atti», scrive il portavoce del gruppo Pdl in Consiglio regionale Riccardo Chiavaroli, il capogruppo del Pdl Lanfranco Venturoni ha depositato la proposta amministrativa con la quale si stabilisce «se approvata», chiosa Chiavaroli, «di procedere alla soppressione di tutte le province abruzzesi». La proposta sarà messa in discussione domani in seconda commissione consiliare, poi in aula entro il 23 ottobre. Il 24 la Regione dovrà comunicare al governo la sua decisione. Il Pdl ha dunque deciso di azzerare le discussioni sposando la tesi più estrema e di fatto lasciando al governo l’onere di fare la scelta. Perché una Provincia in Abruzzo dovrà pur esserci (e sarà probabilmente in questo caso il capoluogo di regione L’Aquila), visto che costituzionalmente questi enti sono ancora previsti nell’ordinamento nazionale. Nelle scorse settimane il Pdl si era diviso per territori sull’ipotesi di riordino. Il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia e il presidente della Provincia di Pescara Guerino Testa avevano proposto la Provincia Appennino-Adriatica (Chieti-Pescara-Teramo) da affiancare a quella dell’Aquila. Il sindaco di Chieti Umberto Di Primio chiedeva di conservare la provincia di Chieti (l’unica con i requisiti stabiliti dal governo Monti) e di accorpare Pescara con Teramo. Il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi aveva proposto di spacchettare le due province di Chieti e Pescara, costituendo da un lato la provincia di Teramo con inclusione dell’area vestina, dall’altro di creare la città metropolitana di Pescara con l’inclusione di Francavilla. La soluzione finale di abolirle tutte era dunque politicamente inevitabile. La divisione ha scosso anche il Pd che ha votato la proposta del Cal delle due province L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti. Nei giorni successivi tre consiglieri regionali Giovanni D’Amico, Giuseppe DiPangrazio e Claudio Ruffini hanno però proposto la provincia unica con sede all’Aquila, suscitando le ire del Pd pescarese e la censura della segreteria regionale. Poi il capogruppo del Pd in Consiglio Camillo D’Alessando ha sparigliato di nuovo le carte chiedendo un accordo chiaro sulle due province, minacciando in caso contrario di mettere all’ordine del giorno del consiglio la loro abolizione. Prende le distanze da questo dibattito l’Idv che ieri con il coordinatore Alfonso Mascitelli ha annunciato che «il gruppo consiliare alla Regione non parteciperà al voto finale sulla proposta in Consiglio regionale». «La nostra posizione» ha spiegato il senatore «vuole essere chiara e coerente sino in fondo: siamo per l’abolizione di tutte le Province. La proposta fatta dal Governo Monti e votata da Pd, Pdl, e Udc, con la riduzione parziale delle Province e la loro trasformazione da enti elettivi a enti di secondo grado non produce risultati efficaci né sul piano della riduzione dei costi, né su quello di un riassetto istituzionale dello Stato. E’ soltanto una riformicchia», conclude l’esponente Idv, «che presumibilmente sarà bocciata dalla stessa Corte Costituzionale».
Legnini: una non scelta Di Stefano: meglio così
PESCARA E’ soprattutto il mondo politicia teatino a rivoltarsi contro l’ipotesi di azzeramento delle Province e in alternativa alla perdita d’identità della provincia di Chieti, la più grande d’Abruzzo. «Ribadiamo l’esigenza di creare in Abruzzo tre Province, cioé quelle di L’Aquila e Chieti e di Pescara-Teramo», afferma Enrico Di Giuseppantonio, presidente dell’Ente e dell’Unione Province (Upi). Il senatore del Pd Giovanni Legnini chiama in causa la Regione: «La posizione della Regione è contro Chieti perché deciderà di non decidere rimandando la palla al governo». Il senatore di Tollo Fabrizio Di Stefano aggiunge che nel caso in cui non si dovessero fare tre Province «è meglio azzerare tutti gli enti provinciali evitando di dilaniare ulteriormente i territori». L’assessore dell’Aquila Lelio De Santis accusa la classe politica e rileva lo scontro «fumoso e campanilistico» in atto sulle Province: «Un po' di buon senso da parte di tutti dovrebbe convincerci che è utile e giusto sopprimerle, assegnando le residue competenze ai Comuni e recuperando le risorse finanziarie per destinarle ad investimenti mirati per creare occupazione per i giovani, per creare nuovi lavori nel settore dei Beni culturali e della tutela dell'ambiente», afferma De Santis. E Pescara? L’Associazione “Amici di Pescara” propone un referendum mentre il Pd rimane dell’idea di un consiglio comunale no-stop, aperto a tutti i cittadini, contro la proposta della Provincia unica con L’ Aquila capoluogo. Per il capogruppo Moreno Di Pientrantonio i consiglieri del Pd regionale che sono per una Provincia unica hanno disatteso la decisione del Pd regionale recepita dal Cal. Infine, Lorenzo Sospiri del Pdl, che nei giorni scorsi aveva polemizzato con Chiodi contro la Provincia unica. «L’obiettivo dichiarato di tutti), dice oggi, «è di non mortificare il ruolo, la storia e il futuro di alcuno dei quattro territori abruzzesi».