TERAMO - Il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, dichiara di voler marciare su Roma con la sua fascia addosso, qualora la puntata sul Consiglio regionale, posta in agenda il 23 ottobre all’Aquila, non sortisca effetti positivi. Il primo cittadino è determinato nel difendere la teramanità, la sua economia e la sua cultura con tutti i mezzi leciti. «Perché -ribadisce- vedersi sfilare uffici come Inail, Prefettura, Inps, Agenzia del territorio e così via ha un impatto notevole sul tessuto economico di una città che vive prevalentemente di uffici: Teramo rischia veramente di diventare un paesotto». Forse è la prima volta in assoluto che Brucchi in pubblico usa questo termine per definire la sua città una volta passata sotto la scure della legge di riordino, ma evidentemente il quadro che si sta delineando è fosco. Ripete che, alla luce delle undici città metropolitane che il governo dovrà varare, il suo mantra, cioè tre Province (L’Aquila, Chieti e Teramo) più appunto Pescara città metropolitana, è ancora in piedi, altrimenti, ricorda Brucchi, muoia Sansone con tutti i Filistei, in pratica «l’Abruzzo con una Provincia unica e non se ne parli più». «Non vogliamo essere umiliati» è il messaggio che il Pd teramano ha fatto passare sabato nell’adunata semideserta organizzata dall’associazione culturale Teramo Nostra, unica a combattere una battaglia che, come dicono in molti, è persa in partenza.
L’urlo di Chieti: «Combatteremo»
CHIETI - «La Provincia di Chieti non si svende. Ha i requisiti richiesti dalla legge, unica in Abruzzo, per restare integra nel suo assetto territoriale e nel capoluogo»: è la parola d'ordine di un'intensa giornata di riunioni. Il presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio, conferma quanto votato in Consiglio provinciale: «Tre Province ovvero Chieti, L'Aquila e Pescara-Teramo». Proposta rilanciata ieri mattina nella riunione, indetta con il presidente del consiglio Enrico Rispoli, di parlamentari, assessori e consiglieri regionali, provinciali, comunali e rappresentanti del Cal. «Il vero problema è il riordino degli uffici periferici dello Stato -ha sottolineato Di Giuseppantonio- Immaginare Chieti come una città fantasma mi fa inorridire. E una sola Provincia con L'Aquila capoluogo non risponde ad alcun criterio di legge». Sulla stessa linea il sindaco Umberto Di Primio che chiede ai consiglieri regionali «di riflettere sulla proposta già fatta al Cal, della permanenza di Chieti senza alcun accorpamento. Servono tre Province: L'Aquila, Chieti e Pescara-Teramo». Il senatore Pd Giovanni Legnini: «Il gioco è scoperto da parte di chi guida la Regione ed ha la maggioranza. Ha preso una posizione (Provincia unica) che è una non decisione, finalizzata a rispedire tutto al Governo che, con ogni probabilità, deciderà per due Province ovvero la morte certa di Teramo e Chieti. E’ intollerabile. O la politica regionale recupera la funzione alta di una proposta di sintesi oppure si adotti la soluzione ineccepibile di Cheti e L'Aquila che hanno i requisiti e Pescara e Teramo decidano se unirsi tra loro o con altri territori. In ogni caso non permetteremo che l'unica provincia che ha i requisiti di legge soccomba». Tre Province chiede anche il senatore Pdl Fabrizio Di Stefano: «Il voto del Consiglio regionale è consultivo, poi si va al Governo e si torna in Parlamento dove noi combatteremo».