PESCARA - E allora basta con le Province. Visto che «l’esito della votazione del Cal non rappresenta una sintesi unanime», Lanfranco Venturoni, capogruppo regionale Pdl, chiede al Governo e alla Regione di abolire tutte le Province abruzzesi. Venturoni prende spunto dalle varie posizioni emerse in sede Cal per dire che no, unanimità non c’è, e allora si azzeri tutto. Con tanto di documento inviato in commissione regionale. Un po’ quello già detto dal capogruppo regionale Pd Camillo D’Alessandro: o due Province o zero.
E’ il colpo a sorpresa finale di una giornata che registra anche l’annuncio dell’Idv di chiamarsi fuori dal dibattito sul riordino delle Province, non partecipando nè all’incontro promosso ieri dalla Provincia di Chieti e nè al futuro voto finale in Consiglio regionale: «La nostra posizione -dice il senatore Alfonso Mascitelli- vuole essere chiara e coerente sino in fondo: abolizione di tutte le Province». Come il Pdl, dunque, ma Mascitelli lo dice qualche ora prima di Venturoni. Per il partito di Di Pietro quella voluta dal Governo Monti e votata da Pdl, Pd e Udc è soltanto una «riformicchia» che presumibilmente sarà bocciata dalla Corte costituzionale. Semmai, per Mascitelli, il vero problema riguarda la riorganizzazione degli uffici periferici sul territorio: «Il rischio è che in Parlamento si voti in un modo e in Abruzzo si racconti un'altra storia».
La vede così anche l'assessore comunale dell'Aquila Lelio De Santis: «Un po' di buon senso da parte di tutti chiarirà che è utile sopprimere le Province e assegnare le residue competenze ai Comuni». Le risorse recuperate andrebbero destinate ad investimenti per l’occupazione giovanile nei Beni culturali e nella tutela dell'ambiente.
L'ex parlamentare Raffaele Delfino critica invece la soluzione sulle due Province suggerita dal Pd Camillo D'Alessandro: «A parte la risibilità della proposta di un accordo Chieti-Pescara che preveda tutti gli uffici amministrativi a Chieti e il solo titolo di capoluogo a Pescara, la localizzazione delle sedi periferiche dello Stato non è prerogativa degli amministratori di Chieti e Pescara ma del Governo». E poi: «Ammessa e non concessa la possibilità di un accordo risolutivo, ad esso dovrebbero concorrere tutti gli amministratori delle due Province». Per Delfino la soluzione proposta da D'Alessandro non rispecchia i criteri del decreto di riordino e invita i pescaresi e i loro rappresentanti a mobilitarsi perché non si realizzino ai danni della città soluzioni ritenute inique e inaccettabili.