Iscriviti OnLine
 

Pescara, 19/06/2026
Visitatore n. 755.096



Data: 16/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
D’Alfonso si difende «Io, mantenuto dai miei familiari». L’ex sindaco e i soldi contanti: sostenuto da mia nonna e dalle eredità, i viaggi pagati da Toto non erano dazioni (Guarda il video)

PESCARA «Se suo figlio voleva le caramelle a chi chiedeva i soldi, a Toto?», domanda il pm Gennaro Varone e Luciano D’Alfonso ripete ancora: «L’ospitalità di Carlo Toto riguardava la permanenza dell’intero viaggio. Era quasi una lotta fisica riuscire a pagare qualcosa, mi è capitato una volta in un viaggio a Cracovia quando pagai delle salsicce imbevute nell’alcol. I viaggi di Toto non erano dazioni in cambio di qualcosa». Ha parlato per 6 ore, Luciano D’Alfonso, l’imputato maggiore nel processo per presunte tangenti in Comune che, ieri mattina alle 10.20, si è seduto al banco per essere interrogato dal pm e dal suo avvocato Giuliano Milia. Dai conti fermi alle spese in contanti dell’ex sindaco, dai lavori nella case di Pescara, Lettomanoppello e Francavilla ai rapporti con gli imprenditori Carlo e Alfonso Toto, anche loro imputati: sono stati questi i binari seguiti dal pm Varone a cui l’ex sindaco ha risposto, a tratti, portando in aula il suo eloquio: «I poliziotti? Io li chiamo lavoratori con finalità di giustizia. Toto? Si può dire che fossi tra i “dami di compagnia” dell’imprenditore». «Pensioni ed eredità». «I 30 mila euro dell’arredamento per la casa in via Salita Zanni da dove provenivano? Perché aveva 12.500 euro in contanti? Come ha pagato l’auto Volvo nel 2005? E il ciclomotore?», ha domandato il pm nella prima parte dell’interrogatorio. «Quei 30 mila euro provenivano dai miei genitori», ha attaccato D’Alfonso con la spalla rotta e il volto ancora tumefatto dall’incidente in bicicletta. «Quando mio padre ha smesso di lavorare nel 2001 ha percepito un trattamento di fine rapporto di 91 milioni di lire più altri 12, mentre mia madre di 34 milioni più un incentivo. Con i soldi di mio padre ho pagato, ad esempio, 13 milioni di lire della macchina Volvo, 8 mila euro di porte e la fornitura elettrica per la casa di Pescara». Per la prima volta, ieri mattina, è stata la voce di D’Alfonso a dare corpo alla difesa ascoltata, in questi mesi di udienze, dalle deposizioni dei testi o dal suo avvocato. Se l’accusa contesta all’ex sindaco di aver avuto dai conti uscite irrisorie per una famiglia, D’Alfonso ha ricordato che il sostegno veniva dai nonni, dai genitori, dallo zio e dai suoceri. «Ero l’unico soldato abile della famiglia a gestire le risorse». Quali? «La pensione di 6 mila euro di mia nonna, i soldi dei miei genitori, gli introiti di alcuni affitti e terreni e l’aiuto dei miei suoceri titolari di un tabaccaio a Lettomanoppello. Il ciclomotore da 6.500 euro? Ho prelevato dal mio conto 3 mila euro e la parte restante veniva da un prelievo di 12.500 euro fatto l’anno precedente quando avevo bisogno di soldi per le cure di mio fratello. I miei suoceri», si è difeso ancora l’ex sindaco, «mi hanno aiutato nelle incombenze quotidiane delle case di Francavilla e Pescara che mi hanno dato respiro per pagare la casa di Lettomanoppello». «I viaggi non erano dazioni». C’è un’accusa di corruzione che l’ex sindaco condivide con i Toto perché, per il pm, gli imprenditori avrebbero pagato vacanze alla famiglia D’Alfonso in cambio dell’appalto dell’area di risulta. «Quei viaggi», ha detto D’Alfonso, «non erano dazioni in cambio di qualcosa. Protagonista dei viaggi era la famiglia Toto che quando stava per avvicinarsi la partenza cercava accompagnatori. Se non fossi in un’aula di un tribunale userei il termine “dami di compagnia”. I viaggi erano onerosi per Toto con cui viaggio dal 1988». «Malta per esauriti». Vacanze alle Mauritius a carico di Toto, a Santiago de Campostela e a Malta. «Perché non ho speso a Malta? Prevalevano il sole, l’acqua ed ero bombardato dalle riflessioni di Toto. Fu un assorbimento totale in un luogo in cui va chi è prossimo all’esaurimento nervoso o alla disperazione», ha detto D’Alfonso ricevendo un «è una sua valutazione» dal presidente del collegio Antonella Di Carlo. Toto padrino del figlio, Toto il cui primo viaggio insieme risale al 1988: è questo che ha ripetuto l’ex sindaco prima di essere interrogato dal suo avvocato per ripercorrere gli altri filoni dell’inchiesta come il progetto di finanza dell’area di risulta, i cimiteri, il rapporto con gli imprenditori, quello con i cittadini offrendo, infine, uno spaccato della sua amministrazione. Cardinale e i lavori a Letto. «Mai la cordialità dei rapporti ha piegato la mia autonomia decisionale», ha detto l’ex sindaco. «Non ho mai chiesto aiuto a un imprenditore», ha proseguito. «La mia amicizia con Toto era nota a tutti e mi sono sempre vantato che non ha mai contratto lavori con l’amministrazione. Certo», ha detto, «da questo processo sono emersi tanti fatti che non rifarei come la fortissima amicalità con Toto. Rifarei invece il collegamento con la Croazia». Su Cardinale e i lavori nella casa di Letto, D’Alfonso ha detto: «L’ho scelto prima di diventare sindaco» ricordando, infine, il sequestro di un libro e chiamando la polizia «lavoratori con finalità di giustizia». «Ma che vuol dire?», ha domandato Di Carlo. «Ah, si riferisce alla polizia e perché non la chiama così?». «Non mi veniva», ha detto D’Alfonso. Di Carlo: «Beh, non so immaginare come definisce noi». Si torna in aula il 22.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it