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Pescara, 19/06/2026
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Data: 16/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il giorno di Luciano D'Alfonso. «I miei soldi? Aiuti di parenti e le pensioni di mia nonna».

«I viaggi con Toto non erano dazioni e non erano concordati in cambio di qualcosa». E' il giorno di Luciano D'Alfonso nel processo per le presunte tangenti sui grandi appalti al Comune di Pescara. Seduto davanti al collegio, l'ex sindaco risponde per un'ora alle domande della pubblica accusa che lo fece arrestare con le pesanti accuse di corruzione e concussione. Snocciola date di versamenti, spiega i prelievi di soldi, come ha pagato auto, moto e casa; dà contezza della sua famiglia e di tutti gli introiti di ognuno di loro e non ha un momento di cedimento davanti al Pm Varone che lo incriminò sul presupposto che quei soldi movimentati senza tracciabilità fossero frutto delle tangenti intascate da Toto e da altri.
«Chi paga le spese dei suoi viaggi?», gli chiede diretto il Pm Varone. E il match ha inizio.
«Ci sono stati viaggi ripetuti con la famiglia Toto - spiega D'Alfonso senza tradire la minima tensione o difficoltà -, che non sono stati onerosi per la mia famiglia, e non sono solo quelli registrati negli atti di questo processo. Ce ne sono stati tanti prima e uno anche dopo a Cracovia, nell'aprile del 2008. Ho letto in questo processo che avrei cessato di fare i viaggi una volta saputo dell'inchiesta, ma non è vero. Ce ne sono stati due, uno ad Abu Dhabi e uno a Gerusalemme che non ho fatto perché non avevo la possibilità. Toto mi chiamava e mi diceva: prepara la valigia che si parte. Protagonista di quei viaggi era la famiglia Toto, poi si cercava compagnia e se non ero disponibile io con la mia famiglia, si cercava altrove nella cerchia delle amicizie. Io viaggio con Toto dal 1988: Palermo, Santa Rosalia, Torino, Saint Vincent, ma a seconda del tempo libero di Toto».
«Ma come mai - incalza il pm - in questi viaggi lei non tira fuori un soldo e il suo bancomat non registra prelievi?».
«L'ospitalità di Toto concerneva la permanenza per l'intera vacanza, pagava tutto lui. A Cracovia sono riuscito a pagare delle salsicce imbevute di alcol con una lotta fisica con Toto». «A Malta - prosegue D'Alfonso - siamo stati in una cattedrale isolata in un posto sperduto: erano luoghi dove ci va chi è prossimo all'esaurimento o alla depressione. Io porto con me la carta di credito, ma la uso solo se mi serve e con Toto non serve. Il sabato e la domenica ci si cerca: Toto nei confronti degli amici ha una particolare generosità e attenzione. Quando nel 2002 mio fratello era malato gravemente, non solo mi procurò i biglietti d'aereo per gli Usa, ma sul posto mi fece trovare una persona per accompagnarmi».
Poi il Pm affronta la questione relativa all'acquisto di auto, moto, ai lavori nella casa di Manoppello. Varone: «Lei ha pagato la sua Volvo 38 mila euro, come ha fatto?». «Il concessionario mi ha scontato 5-6 mila euro e riconosciuto 13 mila euro per la vecchia auto, io ho dato un assegno di 12 mila euro e altri 13 mila in contanti me li hanno dati i miei genitori». Varone: «Ma i suoi genitori come avevano tutti questi contanti?». «Risparmi, eredità dei nonni: mia nonna aveva un cumulo di pensioni che le fruttava 6 milioni di vecchie lire al mese. C'erano poi dei piccoli affitti. Quando tra il 2002 e il 2003 muoiono mio zio e mia nonna io divento l'unico che gestisce proventi di affitti e risparmi».
Sulla casa di Manoppello, dopo aver spiegato come pagò alcuni fornitori, fa una precisazione. «Io ho scelto questi contraenti (parlando di Cardinale e altri ndr) non perché volessi una particolare sconto, se lo avessi voluto non avrei scelto un minuscolo operatore della mia zona, ma un gigante dell'area metropolitana. Ho scelto Cardinale perché era di provenienza della mia zona, così come Mascio, non solo perché lo conoscevo, ma perché non volevo che nei bar si dicesse che mi ero dimenticato di loro, altrimenti avrei scelto Toto, Caldora, Chiavaroli. Quando ho chiesto agli imprenditori i soldi per la Pescara calcio, concerti e altro, me li hanno dati subito».

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