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Data: 16/10/2012
Testata giornalistica: La Repubblica
Detrazioni fisco, il governo: nessun rinvio a tagli Ma la legge di Stabilità non è ancora alle Camere

Scadono i termini per la presentazione del ddl. Monti sotto pressione per le richieste di modifica da parte dei partiti di maggioranza. Gli effetti secondo la relazione tecnica: 50 milioni di risparmi dalla stretta ai permessi della 104 per i lavoratori pubblici; 3 miliardi in meno dall'aumento ridotto dell'Iva e 4 dalla riduzione dell'Irpef; uno in cassa ogni anno dalla Tobin tax

ROMA - Scade oggi a mezzanotte il termine per la presentazione del ddl di stabilità in Parlamento, ma a tarda sera il provvedimento non è ancora giunto alle Camere. Per ora solo l'assicurazione che arriverà entro la scadenza della mezzanotte. Il Consiglio dei ministri approvò il disegno di legge lo scorso 10 ottobre, ma, ai sensi dell'articolo 87 della Costituzione, spetta al Presidente della Repubblica autorizzare la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del governo. Il ritardo, però, non è legato a questioni formali, ma alla difficile mediazione cui Monti è chiamato dalle pressioni della maggioranza, oltre che delle parti sociali e dall'opposizione, perché il testo sia modificato in vari e decisivi punti. All'interno dello stesso governo vi sarebbero posizioni distanti sulla distribuzione dei tagli.

A poche ore dalla scadenza, la giornata convulsa ha prodotto indiscrezioni persino sulla possibilità che fosse modificata la norma che introduce retroattivamente i tagli alle detrazioni fiscali. Ma da fonti governative è arrivata una secca smentita: nessun rinvio ai tagli sulle agevolazioni da parte del governo; se modifiche ci saranno, si lascia intendere da Palazzo Chigi, spetterà alle Camere farsene carico. Tra le possibili modifiche di cui si parla, anche la stretta sui benefici per i permessi ai dipendenti pubblici che hanno parenti disabili.

I numeri della legge. In base ai calcoli della relazione tecnica, il calo delle prime due aliquote Irpef di un punto costerà nel 2013 4,1 miliardi di euro e i tagli degli 'sconti' fiscali, con la franchigia e il tetto, porteranno risparmi complessivamente pari a 1,156 miliardi di euro ''in termini di competenza annua''. Inoltre, l'aumento di 1 punto (invece di 2, come prevede la legge vigente) dell'Iva per le aliquote al 21% e al 10% comporterà per lo Stato una perdita di gettito di 3,280 miliardi di euro. Ammontano, invece, a 49,8 milioni i risparmi che si otterrebbero con la stretta ai permessi della 104 per i lavoratori pubblici che assistono un parente disabile. La Tobin tax, ovvero l'imposta di bollo con aliquota dello 0,05% sulle transazioni finanziarie, che il disegno di legge di stabilità introduce dal primo gennaio 2013, dovrebbe infine produrre un gettito annuo pari a 1,088 miliardi.

Ancora polemiche. Il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, ha respinto al mittente le critiche 1, dicendo che "la legge di stabilità è a un punto di svolta" e che "da Lagarde ai cinesi, tutti apprezzano gli enormi passi avanti che l'Italia sta facendo". Ma il responsabile economia del Pd, Stefano Fassina, insiste: "Perché il ministro Grilli tenta di difendere l'indifendibile? Il ddl di legge di stabilità non riduce la pressione fiscale, ma la redistribuisce a svantaggio di chi è in maggiori difficoltà - attacca Fassina -. A fronte della riduzione dell'Irpef - aggiunge - si ha un aggravio dell'Iva, anche per i beni alimentari. Il risultato complessivo è minore reddito disponibile per le famiglie in maggiori difficoltà economiche e sociali. È un intervento regressivo sul piano sociale ed economico. Sono dati, non valutazioni di campagna elettorale: si aggravano le iniquità e gli effetti recessivi sui consumi delle famiglie. Il ddl va corretto attraverso la cancellazione dell'aumento dell'Iva e la cancellazione dell'intervento sull'Irpef".

Anche il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, mette in guardia sui rischi dell'aumento dell'Iva per le tasche dei cittadini: "La legge di stabilità deve garantire l'equilibrio dei conti e dell'economia, ma questo non può avvenire aumentando le tasse - dice Gasparri -. La scelta di aumentare di un punto l'Iva rischia di pesare oltre modo sui bilanci della singole famiglie, vanificando l'intervento sull'Irpef. Non ha senso, infatti, ridurre l'Irpef se poi l'Iva aumenta. Ci aspettiamo anche che l'Esecutivo sul tema del turn over nel settore della sicurezza rispetti gli impegni presi con il Parlamento. La tutela della sicurezza dei cittadini è prioritaria, così come abbassare il peso fiscale. Su questi due punti - conclude Gasparri - saremo molto attenti nel corso della discussione in Parlamento, e fin da ora deve essere chiaro che il provvedimento così come uscito dal Consiglio dei Ministri non è accettabile".

Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, insiste sull'obiettivo della legge di stabilità che, secondo lui, deve essere quello di dare più equità al sistema fiscale. "Non è quindi accettabile un aumento dell'aliquota Iva dal 4 all'11% sui servizi socio-assistenziali resi da cooperative. Ciò si tramuterebbe in un aggravio di costi per le famiglie, in particolare quelle più deboli, e contestualmente in una diminuzione dei servizi, come ad esempio l'assistenza domiciliare e gli asili nido. Nella discussione in Parlamento - ha aggiunto - avanzeremo proposte per mantenere inalterati i saldi di contabilità pubblica pur salvaguardando l'equità ad iniziare proprio dalla tutela delle fasce più deboli".

Su "alcune cose che non piacciono" nel testo del ddl si è espresso in mattinata anche il ministro del Lavoro, Elsa Fornero: "Il governo sta ancora discutendo, ci sono alcune cose che personalmente non piacciono neanche a me - ha ammesso il ministro -. Ci sono alcune cose che richiedono correzioni, lo farò presente al presidente Monti e al ministro Grilli, credo che si possa correggere qualcosa, in particolare sulle questioni che riguardano le politiche sociali. Sono convinta che possiamo dare un messaggio di trasferimento di tassazione sui redditi un po' più alti e quindi uno sgravio sui redditi più bassi, ma non possiamo farlo se affianchiamo queste misure con una revisione dei meccanismi che presidiano gli interventi in ambito sociale che sembrano andare in direzione opposta. Quindi - ha concluso Fornero - è lì che bisogna lavorare a mio avviso".

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