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Pescara, 19/06/2026
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Data: 16/10/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
D’Alfonso show al processo Housework. Per 6 ore l’ex sindaco ha sciorinato cifre e considerazioni tra testimonianze e discorsi-fiume

«Tra le cose che non rifarei c'è l'amicalità con Carlo Toto». Usa proprio la parola «amicalità», che ripesca nel lessico barocco, confermando che Luciano D’Alfonso non si smentisce mai. Conclude così la sua deposizione di ben sei ore davanti al presidente della corte Antonella Di Carlo, nel processo Housework che lo vede come imputato d'eccellenza per presunte tangenti al Comune. Dai viaggi «regalati» da Carlo Toto in segno d'amicizia, alle disponibilità liquide dovute ai Tfr (trattamenti di fine rapporto) dei genitori, passando per i contributi dei suoceri, gli introiti della moglie, i 6 milioni di lire di pensione della nonna, gli affitti e i terreni, le liberalità, Luciano D'Alfonso ha raccontato, conti alla mano, la sua verità che «come un sogno e un regalo del destino poteva anche far tornare la Tiziano (cioè la Snav) al porto di Pescara». Nell'aula 1 della sezione penale, ricordi e sogni a parte spruzzati negli interventi, dice che «la presenza a intermittenza della Snav a Pescara costava al Comune 120 milioni di lire l'anno sotto la giunta Pace». E poi, in relazione a quel Carlo Toto di cui adesso vorrebbe essere un po’ meno amico «direi che per i suoi viaggi cercava dei "dami di compagnia”». È così che a Varone giustifica i tanti voli fatti con il suocero di suo fratello. Viaggi che «non erano viaggi per D'Alfonso - sottolinea in terza persona -. Carlo Toto mi chiamava e mi diceva: "prepara la valigia che partiamo". Se potevo andavo altrimenti chiamava qualcun altro». E aggiunge per spiegare al pm la mancanza di spese a suo carico: «Pagava tutto lui. Pagare qualcosa era una lotta fisica». A Malta non ce ne fu neanche bisogno perché «andammo in una cattedrale isolata dove chi ci va è prossimo o all'esaurimento o alla disperazione». La morte della nonna, nel 2003 e di uno zio poco dopo, lo hanno invece fatto diventare «l'unico soldato abile e arruolato nella gestione di affitti e risparmi di famiglia». E così dai genitori ha avuto in contanti prosegue, 30 mila euro per arredare l'appartamento di via Zanni, 13 mila per una Volvo da 38 mila euro e la copertura di diverse spese per la casa di Lettomanoppello. Casa per la quale, prosegue, «non ho scelto piccoli imprenditori per scambiare sconti e favori. Potevo chiamare Toto o Caldora, ma ho chiamato Cardinale e altre piccole ditte perché non si dicesse che, una volta diventato sindaco, avevo dimenticato chi mi ci aveva portato». Sarebbero invece stati i suoceri a pagargli bollette di gas, luce ed acqua (12 mila 500 euro) delle case di Pescara e Francavilla al Mare. Con l'avvocato Milia, D'Alfonso ha ripercorso, tra un'infinità di «mi conceda un minuto» e «mi permetta di aggiungere», tutti i capi d'imputazione rispondendo a tutto in maniera puntuale. Sei ore di deposizione dallo stile dalfonsiano doc, che l'ex sindaco sintetizza così: «mai chiesto qualcosa a un imprenditore. Nessuno di loro ha mai condizionato la mia capacità decisionale». Stop allo show.

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