ROMA - Alitalia potrebbe chiedere il taglio di quasi 700 dipendenti; i sindacati respingono a priori la richiesta, senza se e senza ma. Dunque, sui cieli italiani si apre una nuova partita che comunque si inserisce nel tribolato percorso della compagnia alle prese con bilanci che nonostante il grande sforzo degli attuali amministratori non riescono a quadrare da almeno vent’anni.
L’annuncio era nell’aria da tempo, ma ieri mattina è stato formalizzato dall’amministratore delegato, Andrea Ragnetti, in un incontro con le organizzazioni di categoria. Illustrato anche il nuovo piano industriale che prevede un incremento dei ricavi del 15% per il 2013 e nuove rotte. Dunque, 690 esuberi: 300 tra gli assistenti di volo, altrettanti tra il personale di terra e 90 tra gli addetti alla manutenzione. Per tutti potrebbe scattare la cig straordinaria, qualora non vengano individuate nuove fonti di risparmio: obiettivo dell’azienda è recuperare risorse per 30 milioni. La trattativa però non è neppure partita. «Proposta irricevibile» per i sindacati, che comunque si troveranno al tavolo con il management nel pomeriggio di lunedì prossimo. Netto il no del leader della Filt/Cgil, Franco Nasso: «Non siamo disponibili a discutere sulla questione esuberi, pronti invece ad avviare un confronto sulla produttività che possa portare a risparmi anche importanti». «Niente cassa integrazione - taglia corto il segretario della Fit/Cisl, Giovanni Luciano - abbiamo già dato». Posizione speculare a quella espressa dalla Uil e dall’Ugl. La richiesta di cassa integrazione non è stata ancora spedita al ministero del Lavoro, ma evidentemente Alitalia ha fretta perché i conti non tornano e il tanto agognato pareggio di bilancio potrebbe slittare al 2014. Oltre tutto la congiuntura non aiuta: sono cresciuti i costi del carburante, il traffico è in stallo e il contesto generale non è esattamente esaltante. Di qui la necessità di ridurre i costi.
Come detto, il taglio di personale dovrebbe garantire 30 milioni di euro. Sull’altro fronte i sindacati contestano la politica aziendale che punta esclusivamente sulla riduzione degli organici per far tornare i conti. Il quadro di riferimento è oggettivamente difficile: su poco più di 12.000 dipendenti, 700 sono già in cassa integrazione volontaria per un periodo variabile tra 12 mesi e 4 anni, altri 2.000 sono impiegati a tempo determinato. A questi si potrebbero aggiungere i 700 individuati dalla compagnia. «Il 70% degli esuberi - scrive in una nota il segretario del Pd del Lazio, Enrico Gasbarra - è concentrato su Roma, siamo di fronte ad una nuova bomba sociale ed economica che deve essere affrontata con urgenza dal governo Monti» affinchè non esploda..