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Pescara, 19/06/2026
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17/10/2012
Il Messaggero
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«Emiliani meglio degli aquilani» Terremoto, polemica su Gabrielli. Il capo della Protezione civile: Nord più attivo, ritardi colpa del territorio |
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Cialente: analisi completamente sbagliata. Pezzopane: un superficiale
ROMA - La questione del post-terremoto era stata sfiorata, negli ultimi tempi, dal capo dello Stato e dal presidente del Consiglio. Napolitano aveva indicato la strada del giusto spirito ricostruttivo («Bisogna fare come in Friuli») e Monti aveva spezzato una lancia per le popolazioni colpite dall’ultimo sisma («La reazione dell’Emilia desta ammirazione»). Ma il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, si è decisamente spinto oltre: «Gli emiliani - ha detto - hanno reagito meglio degli abruzzesi». Apriti cielo, ne è nata una disputa antropologica. Esattamente le parole di Gabrielli, intervistato da Radio Capital, sono state: «Anche il territorio ha le sue responsabilità. Io ho visto un territorio, quello emiliano, molto diverso dalla mia esperienza aquilana (Gabrielli era il vice di Bertolaso al tempo del terremoto dell’Aquila, ndr). E’ sempre facile dare la responsabilità ad altri, a chi sta fuori». Poi l’affondo: «C’è in alcune comunità un attivismo, una voglia di fare, che sono insiti. La differenza, storicamente, in Italia, non la fa la quantità di denaro destinato agli aiuti ma la capacità di progettualità di ogni singolo territorio. E gli emiliani hanno reagito meglio». La prima reazione arrabbiata è venuta da chi doveva venire, cioè dal primo cittadino dell’Aquila, Massimo Cialente: «L’analisi è completamente sbagliata», ha detto e ha continuato sull’onda: «La tragedia dell’Aquila si chiama governance e burocrazia, altro che volontà e progettualità del territorio. Da aprile al primo febbraio 2010 siamo passati dal potere assoluto della Protezione civile a un regime di commissariamento. Le città vanno ricostruite dai cittadini, non da un potere commissariale». La seconda reazione, ancora più arrabbiata della prima, è venuta da Stefania Pezzopane, ai tempi del terremoto presidente della Provincia dell’Aquila ed oggi assessore comunale: «Franco Gabrielli ha lavorato qua e già s’è dimenticato lo sforzo che hanno fatto gli aquilani?», si è chiesta, e ha continuato: «Gabrielli fa un paragone ingiusto e sbagliato, di una cattiveria senza confini. La Protezione civile ci ha espropriato dei nostri poteri, in Emilia questo non è successo. Ci hanno anche picchiato durante le manifestazioni, forse era meglio insorgere». Per curiosa coincidenza, il giorno della querelle ha segnato anche il penultimo appuntamento del processo alla Commissione Grandi Rischi, accusata di avere sottovalutato il pericolo terremoto: martedì 23 la sentenza finale. Comunque, Gabrielli è andato avanti nella polemica (non trascurando neppure il fronte romano, dove ci sono state critiche alla Protezione civile per l’eccessivo allarme maltempo: «Tutti bravi a parlare il giorno dopo - ha detto - A Roma c’è stata una tromba d’aria sulla costa, se fosse avvenuta entro il territorio non staremmo qui a fare queste considerazioni»). Ha quindi replicato Gabrielli: «La reazione di alcuni esponenti politici alle mie dichiarazioni appaiono sproporzionate oltre che offensive. Evocare i morti e le distruzioni - ha continuato - non serve a nascondere le responsabilità che sono molteplici ma che non possono non riguardare anche il territorio e le sue Istituzioni. Peraltro - ha aggiunto - le affermazioni che ho fatto non sono per me nuove e non ho mancato di pronunciarle in più circostanze anche in terra d’Abruzzo. Non pretendo di dare pagelle», ha detto Gabrielli e ha concluso: «Non è mia intenzione offendere la memoria delle 309 vittime o dimenticare i dolori patiti, semplicemente credo che sia nelle mie facoltà, laddove mi viene peraltro richiesto, esprimere un giudizio che, seppur non gradito, è difficilmente contestabile». Un aiuto insperato a Gabrielli è arrivato dal presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, Matteo Richetti: «Senza polemizzare con gli aquilani, gente tenace - ha detto - è nella storia e nel dna della nostra gente, della nostra terra, tirarsi su le maniche ed essere i primi protagonisti della ricostruzione».
L’Aquila insorge contro Gabrielli. Cialente: «Noi, bloccati dal Governo». Per il capo della Protezione civile «gli emiliani hanno reagito meglio»
L’AQUILA - Nel giorno in cui il presidente del Consiglio Mario Monti firma il decreto per la ripartizione dei fondi a favore delle regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Umbria e Abruzzo) colpite da eventi sismici, o forse proprio per giustificare la ripartizione che vede l’Abruzzo fanalino di coda, il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, provoca la reazione degli aquilani mettendo a confronto, di fatto, i terremoti dell’Emilia e dell’Aquila. «Le risorse ammontano a oltre 91 milioni di euro e derivano dai risparmi ottenuti dalla riduzione dei contributi in favore dei partiti e dei movimenti politici». Sono interessati i comuni colpiti dal terremoto nelle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, a cui sono destinati oltre 61 milioni di euro; i comuni dell’Umbria (20 milioni di euro), e, infine, gli eventi sismici dell’Aquila e degli altri comuni (10 milioni). Pochi minuti prima dell’arrivo della nota, erano rimbalzate le frasi di Gabrielli, intervistato da Radio Capital. Ormai un refrain, che si abbatte come una mazzata sul capo degli aquilani. Il sindaco Massimo Cialente si lamenta del fatto che all’Aquila è tutto fermo? «Ci sono molte cause ma anche il territorio ha le sue responsabilità. Io ho visto un territorio, quello emiliano, molto diverso dalla mia esperienza aquilana. È sempre facile dare le responsabilità ad altri, a chi sta fuori». «C’è in alcune comunità un attivismo, una voglia di fare, che sono insiti. La differenza, storicamente, in Italia, non la fa la quantità di denaro destinata agli aiuti ma la capacità di progettualità di ogni singolo territorio». «E gli emiliani - conclude Gabrielli - hanno reagito meglio». «La tragedia dell’Aquila si chiama governance e burocrazia» è l’immediata risposta di Cialente: «Altro che volontà e progettualità del territorio. Colpa di un Governo e di tutto un meccanismo che ha creato una governance in cui gli enti locali non avevano alcun ruolo. Da aprile al 1° febbraio 2010 siamo passati dal potere assoluto della Protezione civile a un regime di commissariamento, in cui la stessa organizzazione escludeva completamente un ruolo degli enti locali. Gabrielli ha perso la capacità di avere notizie sulla situazione aquilana, noi abbiamo dovuto inventare come ricostruire». Più dura l’assessore Stefania Pezzopane: «Ho lavorato al fianco di Gabrielli e mai mi sarei aspettata una tale banalità. E, poi, che razza di paragone è? Meglio? Peggio? Rispetto a cosa? 309 morti e una città distrutta: cosa significa reagire meglio? Sono certa che gli emiliani che il 6 aprile erano con noi ad aiutarci, non direbbero mai una cosa tanto ingiusta». Celso Cioni, direttore della Confcommercio, è stato in Emilia: «Sono situazioni imparagonabili, completamente diverse. Nel caso dell’Emilia sono stati colpiti piccoli comuni e il giorno dopo il sisma erano attivi Provincia, Comune capoluogo, Regione. All’Aquila sono stati colpiti i centri nevralgici oltre che la città capoluogo». «La critica di Gabrielli mette il dito nella piaga perché all’Aquila i ritardi nella ricostruzione sono evidenti e non dipendono certo dal carattere degli aquilani - è il commento di Pierluigi Mantini dell’esecutivo Udc -. Si è creato un meccanismo politico-burocratico mostruoso con un modello privatistico di ricostruzione frenato dal sistema pubblico». «Parole vergognose» dice Augusto Di Stanislao dell’Idv. Reazioni contro Gabrielli su twitter e facebook. Durissimo il commento del comitato 3e32 che stigmatizza le parole di oggi e l’operato di ieri. In serata, la replica di Gabrielli: «La reazione di alcuni esponenti politici sui ritardi della ricostruzione appaiono sproporzionate oltre che offensive. Evocare i morti e le distruzioni non serve a nascondere le responsabilità che sono molteplici ma che non possono non riguardare anche il territorio e le sue istituzioni. Non è mia intenzione offendere la memoria delle 309 vittime o dimenticare i dolori patiti».
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