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Data: 17/10/2012
Testata giornalistica: Il Tempo
Fiat e Alitalia Due destini non paralleli di Mario Sechi

Fiat e Alitalia sono due grandi marchi italiani conosciuti nel mondo e hanno una storia che si incrocia. La casa automobilistica di Torino ha più di cent’anni, nel 1899 produce la leggendaria 4HP e nel 1908 comincia a costruire anche motori per aerei. La compagnia aerea di bandiera nasce nel 1946 e il primo volo - con un trimotore Fiat G-12 - avviene sulla rotta Torino - Roma - Catania. Imprese italiane con tecnologia italiana. Il loro destino segue le orme di un Paese che si rialza dalle macerie della Seconda Guerra mondiale e si immerge nel boom economico. Ma mentre Fiat resta nelle mani degli Agnelli, Alitalia nasce nell’orbita della mano pubblica. La compagnia fino agli anni Settanta ha una buona gestione: nel 1969-70 è l’unica compagnia aerea d’Europa con una flotta all-jet, è il terzo vettore europeo e il settimo del mondo. La corsa di Fiat è parallela, gli anni del boom sono quelli in cui a Torino progettano motori per navi e aerei, modelli d’auto come la 600, la 500 e la Bianchina, seguite un decennio dopo dalla Fiat 850 e dalla 128. Ma negli anni Settanta la storia industriale del Paese ha uno scossone e l’energia del boom svanisce di fronte all’Utopia armata, alle contestazioni, alle crisi globali (quella del petrolio e delle domeniche a piedi). I destini di Fiat e Alitalia si separano. La famiglia Agnelli cerca una difficile coabitazione con i governi incapaci di rilanciare la politica industriale, mentre la compagnia aerea entra nella spirale della lottizzazione partitica. Il risultato è che Fiat rallenta la marcia, mentre Alitalia imbocca la strada del fallimento. La nuova Alitalia nasce nel 2008, un gruppo di imprenditori rileva gli asset più importanti e il marchio, ma fin dall’inizio emergono le criticità: il mercato dell’aviazione ha bisogno di player globali e Alitalia è piccola. Fiat invece capisce la sfida, trova in Marchionne una guida con una visione e - con un colpo da maestro - compra la Chrysler. Il risultato di questa storia è nelle cronache di queste ore: Alitalia ha un piano di tagli di quasi 700 esuberi e una prospettiva sempre più legata all’ingresso di un vettore di grandi dimensioni per poter reggere la sfida con gli altri colossi del trasporto aereo. Fiat, un’azienda che qualche anno fa era destinata al fallimento, macina numeri da record in America grazie alle vendite di Chrysler e - avendo frazionato il rischio - con i risultati dei mercati esteri è in grado (almeno per ora) di affrontare la dura crisi in corso in Europa e in Italia. Per questo Marchionne può dire a Cisl e Uil che non ci sarà alcuna chiusura di stabilimenti né esuberi. Tiene duro da noi e investe dove le auto si comprano. Fiat e Alitalia sono le due facce della stessa medaglia: un Paese che accetta la sfida della contemporaneità e un altro che pensa di andare avanti come se fossimo soli nell’universo.

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