Il caso. Altri cinque indagati. L’inchiesta nata dallo stralcio della Rifiutopoli abruzzese
A cinque mesi dall’avviso di conclusione per l’inchiesta stralcio su Rifiutopoli, la Procura di Teramo firma la richiesta di rinvio a giudizio per il senatore Paolo Tancredi, accusato di corruzione, e per gli altri cinque indagati: Giovanni Faggiano, componente del cda della Team Tec e Sergio Saccomandi, Paolo Bellamio ed Ottavio Panzoni, componenti del collegio sindacale della Team Tec, tutti accusati di abuso d’ufficio, e Luca Franceschini, consulente della Proger Srl, accusato di turbata libertà degli incanti. Accuse sulle quali adesso arriverà il vaglio del gup, al quale il pm Stefano Giovagnoni e il procuratore Gabriele Ferretti, co-titolari del fascicolo, hanno chiesto che il cd con le quattro telefonate allegate al fascicolo di indagine (una tra Tancredi e Lanfranco Venturoni, una tra Tancredi e Daniela Stati e due tra Tancredi e Rodolfo Di Zio) sia inviato al Senato per ottenere dalla giunta per le autorizzazioni a procedere l’assenso ad utilizzarle nel processo. Lo stralcio che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio arriva dall’inchiesta aperta nel 2010 dalla Procura di Pescara sulla cosiddetta Rifiutopoli abruzzese e che portò agli arresti domiciliari l’ex assessore regionale del Pdl Lanfranco Venturoni. Ma quali sono le ipotesi di reato a carico dei sei indagati teramani? Per Tancredi l’accusa è quella di corruzione: secondo gli inquirenti, infatti, su sollecitazione dell’allora assessore regionale Lanfranco Venturoni, il senatore si sarebbe fatto garante per la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione nel Teramano e per la modifica della legge regionale che prevedeva una percentuale di raccolta differenziata che all’epoca non avrebbe consentito la realizzazione dell’impianto. Il tutto in cambio di un finanziamento di 20mila euro da parte di Di Zio a favore del Pdl. Ma il termovalorizzatore non era che l’ultimo tassello dell’"affare rifiuti", alla base del quale c’era la realizzazione del bioessiccatore. Bioessiccatore il cui appalto sarebbe stato affidato alla Deco senza la necessaria gara pubblica (da qui la richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio per Faggiano, Saccomandi, Bemmalio e Panzoni) e rispetto al quale era stata presentata un’offerta migliore da parte della Proger. Il cui consulente, Luca Franceschini, l’avrebbe modificata su richiesta di Venturoni per renderla meno appetibile di quella della Deco.