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Pescara, 19/06/2026
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Data: 17/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
I pm: corruzione, processate Tancredi. Il senatore accusato per i 20 mila euro versati al Pdl dall’imprenditore Di Zio. Chiesto il giudizio per altre 5 persone

LA DIFESA DELPOLITICO Quei soldi sono un contributo regolarmente registrato

TERAMO La Procura della Repubblica di Teramo chiede il processo per il senatore del Pdl Paolo Tancredi. L’accusa è di corruzione. Tancredi, secondo i pm, avrebbe accettato un finanziamento per il partito di 20mila euro dal “re dei rifiuti” abruzzese, Rodolfo Di Zio, in cambio del proprio impegno a sbloccare la questione del termovalorizzatore, ovvero dell’inceneritore di rifiuti che il centrodestra regionale intendeva far realizzare e gestire a Teramo dalla Deco, la ditta della famiglia Di Zio. Due tranche. La richiesta di rinvio a giudizio, firmata dal procuratore capo Gabriele Ferretti e dal sostituto Stefano Giovagnoni, non coglie affatto di sorpresa. Vista la giurisprudenza esistente si tratta addirittura di un atto dovuto,poiché per la cosiddetta Rifiutopoli abruzzese già la Procura di Pescara aveva esercitato l’azione penale su Tancredi e altre 11 persone, chiedendone il processo. Poi il gup pescarese Luca De Ninis aveva diviso in due tranche il procedimento sulla base della competenza territoriale e aveva spedito ai pm di Teramo gli atti relativi al senatore pidiellino e ad altri cinque dei 12 imputati originari. A dieci mesi dall’arrivo a Teramo di quelle carte, la Procura chiede il giudizio per tutti e sei. Si tratta di tre capi d’imputazione distinti, due dei quali non riguardano in alcun modo Tancredi. L’abuso. Uno è di abuso d’ufficio e riguarda l’ex presidente – Giovanni Faggiano – e gli ex componenti del collegio sindacale – Sergio Saccomandi, Paolo Bellamio e Ottavio Panzone – della Team Technology, la società mista (60 per cento Teramo Ambiente, 40 per cento Deco) che la Team, allora guidata da Lanfranco Venturoni, aveva costituito per realizzare a Teramo un bioessiccatore, ovvero un impianto che trasformava i rifiuti in balle di materiale secco. Secondo la Procura i quattro imputati non avrebbero impedito che venisse dato alla Deco dei Di Zio, senza una gara, l’appalto per realizzare e gestire il bioessiccatore. Secondo gli inquirenti, una società a prevalente capitale pubblico come Team Tec avrebbe dovuto per forza indire una gara d’appalto. Di qui l’abuso, che ovviamente riguarda anche i vertici Team (dell’epoca Venturoni e l’ad Cardarella) e i Di Zio (il presidente di Deco Ferdinando Ettore e l’ad Rodolfo), sotto processo a Pescara. L’asta con il trucco. Un altro capo d’imputazione è di turbata libertà degli incanti e riguarda Luca Franceschini, consulente della Proger Srl. Questa società presentò a Team Tec un’offerta per il bioessiccatore migliore di quella di Deco. Secondo l’accusa, Venturoni (a processo anche per questa accusa a Pescara) lo convinse a modificarla, aumentando la cifra, per rendere migliore quella di Di Zio. Subentra Tancredi. Come si arriva a Paolo Tancredi? La tesi della Procura è: per chiudere il ciclo dei rifiuti bisognava realizzare anche un termovalorizzatore che bruciasse le balle prodotte dal bioessiccatore. Venturoni, secondo l’accusa, voleva farlo fare a Teramo e affidarlo alla Deco, che però non aveva le competenze necessarie e si era dovuta rivolgere alla Ecodeco di Milano, proponendole un’operazione in società. A quel punto Venturoni, secondo i pm, chiama in causa Tancredi invitandolo a spendere il suo ruolo di senatore sia con la Ecodeco (rispetto alla quale doveva fare da garante) che con l’altro senatore del Pdl Filippo Piccone, che l’impianto voleva farlo fare in Marsica (e che doveva essere invitato a non intralciare il piano di Venturoni). Il senatore, inoltre, s’impegna con l’imprenditore a far modificare la legge regionale che impediva di realizzare inceneritori in Abruzzo se non si fosse raggiunta la soglia del 40 per cento di raccolta differenziata. In questa fase Tancredi incontra a Teramo Rodolfo Di Zio, che versa 20mila euro a favore del Pdl su un conto corrente di Roma. Per i pm è corruzione. La difesa. Per il senatore, che qualche mese fa ha chiesto di essere interrogato e si è già difeso in Procura, quei soldi sono un contributo pubblico regolarmente registrato dal partito, «e peraltro», ha detto ai pm, «Di Zio è monopolista dei rifiuti in Abruzzo da tempo e ha dato contributi a un po’ tutti i partiti». Quanto alla modifica della legge regionale e all’inceneritore, Tancredi ha fatto notare che erano nel programma elettorale del Pdl abruzzese, dunque era un’operazione alla luce del sole. E quanto al ruolo di garante con la società milanese Ecodeco, di fatto Tancredi fa notare che non lo ha mai svolto. Le intercettazioni. Nella richiesta di rinvio a giudizio i pm teramani fanno al gip una richiesta specifica: quella di inviare al Senato quattro intercettazioni telefoniche che riguardano Tancredi per ottenere l’autorizzazione a usarle nell’eventuale processo copntro il senatore. Si tratta di coloqui di Tancredi con Venturoni, Di Zio e l’ex assessore regionale Daniela Stati.

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