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Pescara, 19/06/2026
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Data: 17/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Lo stipendificio dei politici». Aca, ecco le assunzioni sospette. La testimonianza degli ispettori del lavoro su 31 casi

Entra nel vivo il processo per le presunte assunzioni clientelari all'Aca che vede sul banco degli imputati l'ex presidente Bruno Catena e il direttore generale dell'azienda, Bartolomeo Di Giovanni, accusati di concorso in abuso d'ufficio.
Udienza quasi interamente dedicata alla deposizione di chi ha portato a termine questa indagine e cioè due funzionari della Direzione del lavoro di Pescara e il comandante del nucleo dei carabinieri che opera all'interno dello stesso ufficio.
Con le loro testimonianze, e rispondendo alle domande del Pm Silvia Santoro e dei difensori (Della Rocca, Di Silvestre e Di Carlo), i tre hanno disegnato il quadro, piuttosto desolante, della gestione di quello che potrebbe definirsi, stando appunto a quanto emerso dall'udienza, una sorta di parentificio e stipendificio: una grande area di parcheggio di personaggi direttamente protagonisti della vita politica e dunque eccellenti, e amministratori di alcuni piccoli comuni abruzzesi e dei loro parenti più stretti. Una pacchia che ha fatto lievitare i costi del personale di oltre tre milioni e mezzo di euro nel giro di cinque anni, dal 2003 al 2008.
A curare l'aspetto dell'indagine relativo al parentificio è stato il comandante del nucleo carabinieri dell'ufficio del lavoro, Carlo Papola, che ha ricostruito la mappa delle parentele di 31 assunti: un elenco che poi il Pm ha depositato al collegio giudicante. Nessuno direttamente collegato ai due imputati: nomi peraltro non conosciuti di politici di paese e dei loro più stretti familiari.
Ci sono fra gli altri ex consiglieri comunali di Alanno, Villa Celiera, Salle, Cugnoli, Città Sant'Angelo, Roccamorioce, Turrivalignani, Bolognano; ex assessori di Atri, Abbateggio, della provincia di Pescara. E poi ancora il figlio di un consigliere di Cugnoli, la sorella di un ex consigliere comunale di Bussi, il figlio di un ex consigliere di Città Sant'Angelo, la figlia dell'ex sindaco di Montesilvano Massimiliano Pavone, il figlio dell'ex sindaco di Cepagatti Aldo Giammarino, l'ex sindaco di Bolognano, la nipote di un ex consigliere comunale di Montesilvano ed altri ancora.
Ma a questi 31 dipendenti, tutti iscritti nel libro matricola dell'Aca, c'è anche un altro elenco di 16 personaggi più eccellenti, anche loro iscritti a suo tempo quali dipendenti, come l'ex presidente della Provincia Gaetano Cuzzi, Vincenzo Fidanza, l'ex sindaco di Montesilvano Renzo Gallerati, Licio Di Biase, Donato Renzetti, Aldo Giammarino, solo per citarne alcuni. Insomma una azienda acquedottistica dove sono passati in tanti, ma molti, troppi, legati ad esponenti politici o politici loro stessi.
L'ispettrice Monica Sorgi ha parlato invece dell'incremento, negli anni, delle assunzioni e dei costi del personale, cresciuto dai 5 milioni di euro del 2003 agli 8 milioni e 600 mila euro del 2008. Nel 2003 c'erano 106 dipendenti diventati 198 nel 2008, ai quali devono aggiungersi altri 63 assunti con forme contrattuali flessibili: tutti entrati in Aca, stando al teorema accusatorio, senza rispettare le norme che disciplinano le assunzioni negli enti pubblici. La maggior parte assunti con contratti di cococo per qualifiche generiche.
Il compito più difficile e complesso è toccato però al responsabile del servizio ispettivo del lavoro, Giuseppe Marinelli, che ha ricostruito, sin dall'istituzione dell'Ato, tutto il percorso dell'azienda fino alla spa, evidenziando come una sessantina di persone passarono dalle quattro diverse società cui erano stati esternalizzati i compiti, senza nessun tipo di selezione, peraltro prevista dalle norme.

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