| |
|
| |
Pescara, 19/06/2026
Visitatore n. 755.096
|
|
|
|
|
|
|
18/10/2012
Il Centro
|
Cgil: terziario emergenza d’Abruzzo. Di Cesare: sono 206 le vertenze aperte, 2.700 persone sono in Cig a zero ore, urgente utilizzare i fondi Fas |
|
PESCARA Sabato la Cgil Abruzzo pianterà uno stand in Piazza San Giovanni a Roma dove presenterà nella manifestazione nazionale “Il lavoro prima di tutto” l’elenco delle 240 vertenze che il sindacato sta seguendo nella regione. «Complessivamente tra industria e terziario ci sono circa 13.339 persone che stanno in Cassa integrazione a zero ore», spiega il segretario generale della Cgil Abruzzo Gianni Di Cesare, «sono persone che di fatto non hanno più lavoro». Numeri pesanti. «Con queste cifre i famosi 504 mila occupati di cui parla sempre l’assessore Paolo Gatti diventano 490 mila, altro che tenuta dell’occupazione». Ieri la Cgil ha presentato i numeri della crisi che coinvolge il terziario. Com’è la situazione? «Stiamo seguendo 6.456 lavoratori dipendenti, di questi 2.739 sono in Cig zero ore, Le vertenze sono 206. Ma i numeri del terziario abruzzese comprendono anche 636 persone in mobilità e 1.559 lavoratori che sono in Cig in deroga». Ancora ammortizzatori sociali. Funzionano realmente o sono un disincentivo per i lavoratori, come hanno sostenuto Gatti e l’ad di Adecco Vione durante il forum del Centro? «L’ad di Adecco credo sia stato troppo superficiale nel dire che gli ammortizzatori sociali sono una trappola per il mercato del lavoro. Se noi non avessimo quei soldi questi lavoratori starebbero fuori senza sussidio». In realtà Vione ha ammesso che sono utili per le famiglie. «La Cig non è solo un aiuto per le famiglie, ma se ben gestita può essere uno strumento che permette di riorganizzare l’impresa e riprendere l’occupazione a tempo pieno». E’ favorevole a mettere i Centri per l’impiego in concorrenza con i privati come propongono Gatti e Vione? «Noto che abbiamo difficoltà occupazionali in una società di servizi per l’impiego come Teramo lavoro. È un paradosso che l’azienda che dovrebbe organizzare a Teramo l’incontro tra domanda e offerte di lavoro sia in difficoltà. Questo ci fa capire quanto sia delicato il tema. Certo, oggi il collocamento pubblico non funziona. Non abbiamo neanche una legge regionale, ma la proposta della privatizzazione è peggiorativa». Torniamo al terziario. Lei ha detto che la crisi investe anche pezzi di Regione. «E infatti il presidente Chiodi deve sentirsi coinvolto. Penso ad Abruzzo Engineering, alla questione del sociale, al Ciapi e alla formazione, alle cliniche private. Non è che questo mondo non lo riguardi. Lui dice: ho messo a posto i conti, ma dire questo può significare anche produrre una crisi molto forte». C’è una crisi anche nel terziario di qualità, la ricerca. «Strutture che una volta erano punte dell’eccellenza abruzzese oggi sono in crisi, come il Mario Negri Sud o il Crab di Avezzano, il Cotir». Avete monitorato anche le Banche. «La Bper ha dichiarato in Abruzzo 210 esuberi su 450; Monte dei Paschi ne ha 65 su 400; Banca dell’Adriatico 60 su 600, Unicredit 25 su 250. Abbiamo proposto di fare un ragionamento con la filiale abruzzese della Banca d'Italia e col prefetto dell’Aquila per cercare di capire che cosa sta succedendo al sistema bancario, anche perché poi queste difficoltà si riflettono negativamente nella gestione del credito». Com’è la situazione nel commercio? «Abbiamo aziende in difficoltà soprattutto nel Pescarese. Si mandano via persone occupate, padri di famiglia e si assumono superprecari. Abbiamo chiesto alle associazioni datoriali del commercio una trattativa per stabilire nuove regole sulla mobilità». Cosa si può fare per limitare i danni? «Chiodi deve fare un ragionamento sulla riorganizzazione del sistema produttivo della regione e sugli effetti che ha sull’occupazione. Non può dire sono liberista e ho risanato. Nessuno può dire “ho già fatto, ho già risolto”, perché qui stiamo coinvolgendo la carne viva di uomini e donne. Abbiamo recuperato i fondi Fas, ora vanno usati per ridare fiato a una situazione di crisi. I fondi Fas non sono una stella fissa, si possono riprogrammare, facciamo una analisi attenta e agiamo».
|
|
|
|
|