Sembra quasi che il governo abbia alzato bandiera bianca senza colpo ferire: se l’Unione Europea ipotizza (e non sancisce, visto che c’è un’indagine in corso) che lo sconto del 60 per cento sulle tasse da restituire è un aiuto di Stato, così si deve procedere. E dunque alla luce di questo bene fanno Inps e Inail a richiedere in un’unica rata il cento per cento dei contributi non versati. Ma non basta. Il ministro Elsa Fornero si è spinto ancora più in là cercando addirittura di indorare l’amara pillola: tutto questo è fatto per salvaguardare i soggetti interessati (cioè le imprese terremotate) dal rischio di dover restituire cifre ancora più alte in futuro; la possibilità di accedere agli sconti nel limite del de minimis (200 mila euro), poi, è una gentile concessione che «aiuterà le piccole e medie imprese». Eccola servita, dunque, l’ultima stangata ai terremotati che hanno reagito peggio dell’Emilia. Ci ha pensato il governo che, per bocca del ministro del Lavoro, ha risposto al quesito posto da Giovanni Lolli del Pd: perché Inps e Inail hanno violato la legge 183 del 2011 ignorando lo sconto del 60 per cento? La cadenzata risposta della Fornero ha gelato tutti. Il ministro ha detto in sostanza che «il carattere di aiuti di Stato di tale agevolazioni è ormai pacifico» e che esso è stato affermato non soltanto con le circolari interne di Inps e Inail in esame (che dunque riescono miracolosamente a contraddire una legge), ma anche da una nota del Dipartimento per le politiche comunitarie e dalla lettera della commissione europea con la quale le misure sono state iscritte nel registro comunitario degli «atti illegali». Il governo, insomma, è stato obbligato a conformarsi alla disposizione dell’Ue. In più la Fornero ha annunciato che per superare le difficoltà del rilascio del Durc il governo ha concordato con l’Inps che potranno essere considerati regolari fino al 16 dicembre prossimo tutti i soggetti che avranno avviato il versamento nella misura del 40 per cento.
Le reazioni sono state veementi. Lolli già dallo scranno della Camera si è rivolto con toni duri al ministro: «È una cosa poca degna. Le annuncio che ci saranno proteste vibrate». Il deputato ha poi aggiunto con una nota: «Primo: non è vero che c’è una definitiva condanna dell’Europa, la Commissione si è limitata a chiedere chiarimenti al governo. Secondo: il Ministro non ha spiegato come mai solo all’Abruzzo viene richiesta la restituzione e non alle altre regioni. Terzo: il Ministro non ha spiegato come mai, se fosse vera l’esistenza di questa prassi consolidata, non sia stata data una disposizione analoga all’Agenzia delle Entrate. Quarto: per quanto riguarda il de minimis, infine, siamo alla presa per i fondelli. Il de minimis è concesso - per altro solo al comune dell’Aquila – dalla norma sulla cosiddetta Zona Franca Urbana e, come il Ministro non può ignorare, chi lo usasse per ridurre la restituzione delle tasse non lo non lo potrebbe più usare per le proprie attività ordinarie». Anche Mantini ha attaccato: «È grave e non condivisibile la risposta del ministro Fornero. La nozione di aiuti di Stato, come insegna anche la giurisprudenza comunitaria, è molto mutata con la crisi finanziaria e in ogni caso la misura degli aiuti in caso di calamità è valutata innanzitutto dal legislatore nazionale». E le imprese? Si parla di un generico rinvio della scadenza di tre mesi (tutto da verificare), ma le associazioni e i professionisti annunciano battaglia.