ROMA Il Governo non intende anticipare al 2013 la rivalutazione automatica delle pensioni di importo tra tre e quattro volte il minimo (e dunque tra i 1.500 e 1.999 euro). Lo ha detto ieri il ministro del Lavoro, Elsa Fornero nel corso del Question time alla Camera. La richiesta, ha detto il ministro, «merita attenzione» perchè coinvolge fasce di popolazione pesantemente colpite dalla crisi ma determinerebbe rilevanti oneri e bisognerebbe trovare «idonee coperture». «Non basta la comprensione del problema, servirebbe piuttosto una soluzione»: replica il segretario generale dello Spi-Cgil Carla Cantone. Secondo un calcolo del sindacato pensionati l’eventuale rimozione del blocco della rivalutazione annuale delle pensioni tra i 1.500 e i 1.999 euro riguarderebbe circa 3,4 milioni di persone che avrebbero così un aumento di circa 42 euro al mese e di circa 550 euro all’anno (per un anno la spesa ammonterebbe a oltre 1,8 miliardi, ndr). «Stiamo parlando - ha continuato Cantone - di cifre molto basse che non sono impossibili da reperire. Diciamo che le cronache politiche e giudiziarie delle ultime settimane offrono parecchi spunti su dove andarle a trovare. Evidentemente però nel ministro prevale la volontà e l’ostinazione di non ridiscutere in nessuna maniera la riforma che porta il suo nome». Sempre la Fornero ha poi fornito ieri mattina in commissione Lavoro della Camera i dati Inps secondo cui che ci sono altre 8.900 esodati che nel prossimo biennio matureranno il diritto ad essere salvaguardati secondo le attuali norme del Salva Italia, per i quali servono risorse per 440,8 milioni. «Grazie all’iniziativa unitaria della commissione Lavoro della Camera - commenta Cesare Damiano (Pd) - cominciano ad affiorare nuove quantificazioni relative ai lavoratori rimasti senza reddito a seguito della riforma delle pensioni. La tabella data ieri dal ministro Fornero, anche se indica ancora numeri limitati (8977 lavoratori con decorrenza della pensione entro il 31 dicembre 2014 e con un onere di 440,8 milioni di euro calcolati fino al 2020) parla di una “estensione della salvaguardia” nel 2013 e 2014 oltre i 120 mila lavoratori già previsti. Questo dimostra che avevamo ragione sostenendo che non tutte le situazioni si erano risolte. È questa la direzione che vogliamo intraprendere».