Critiche alla manovra: «Irpef e Iva, così non va. Non è il momento di scherzare, non bisogna deprimere la domanda»
Pier Luigi Bersani ferma il governo sulla legge di stabilità. «Al governo ho detto che visto che non ci siamo parlati prima, ci parleremo dopo», spiega il leader del Pd in un incontro alla Confcommercio. E chiede «una riflessione vera perchè non possiamo scherzare. Dò la disponibilità a considerare come aiutare la domanda interna e non deprimerla».
IRPEF E IVA - Il capo del centrosinistra ha precisato quali aspetti, in particolare, della legge di stabilità non gli vanno a genio. «Tutto questo giro Irpef e Iva non va, qualcosina viene in tasca anche a me: non la voglio. Ai ceti popolari con una mano si dà e con l'altra mano si toglie il doppio». Di qui l'esortazione perentoria a Monti e ai suoi ministri: «Non possiamo scherzare su questo punto, dobbiamo vedere insieme come facciamo una cosa che aiuti la domanda interna e non deprima, perché mi pare che questo sia il punto rilevante».
L'ECONOMIA - Il nodo centrale del prossimo futuro per Bersani resta sempre lo sviluppo: «Se non riparte l'economia non si risolve nulla con lo spread. Dobbiamo darci dei vincoli prima della legge di stabilità, occorre regolare il sistema finanziario e bancario, fare investimenti e attivare gli eurobond. Dobbiamo cominciare a fare operazioni su larga scala».
I RUOLI NEL GOVERNO - «Nel governo c'è una divisione di ruoli che non capisco bene - ha poi aggiunto ironizzando sul modo con cui l'esecutivo affronta la crisi -. Nel senso che Gnudi si occupa di alberghi, e Passera di ristoranti...». Ma per il segretario democratico deve essere lasciata agli enti locali la regolazione minuta del settore: «Non può essere un ministero a controllare un negozio».
IL RICAMBIO - Quanto invece alla questione della vecchia guardia, il segretario del Pd ha negato di avere «scaricato» Massimo D'Alema. «Questa polemica la chiudiamo: ho letto che scaricherei o caccerei qualcuno, ma nell'Italia che ho in mente io i deputati non li nomina né Bersani, né Berlusconi, né Renzi. Io D'Alema lo conosco bene, e dico che contro il concetto di rottamazione combatterà fino alla morte. Per quel che riguarda il concetto di rinnovamento, ci lavoreremo tutti assieme».
LE ELEZIONI - Poi il segretario del Pd si è soffermato sulla questione delle prossime elezioni: «Se non c'è qualcuno che dirige il traffico, se la sera delle elezioni non c'è un vincitore, si rivà a votare dopo otto mesi. Da una situazione frantumata, balcanizzata, viene fuori Grillo e non il Monti bis». Bersani ha inoltre insistito perchè la riforma elettorale abbia «un ragionevole premio di maggioranza», i collegi e regole per la parità di genere. Per Bersani: «La legge elettorale che abbiamo non va bene, dobbiamo modificarla, ma attenzione: quella sera lì nel mondo devono capire che uno ha le carte per governare, se capiscono che nessuno può governare, arriva lo tsunami. Stiamo discutendo di una ragionevole premialità, mica quella del porcellum».