Il day after il verdetto della Commissione europea sulla filovia, Michele Russo rompe il silenzio. Il presidente della Gtm, ente appaltante, si chiama fuori dalle responsabilità sulla necessità di effettuare lo screening per la procedura Via (Valutazione d’impatto ambientale) e ribadisce che non è in suo potere fermare i lavori e che, anzi, se l’avesse fatto sarebbe andato contro la legge. Russo, inoltre, mutua il linguaggio di Matteo renzi per rispondere a Maurizio Acerbo che aveva chiesto le sue dimissioni: «Acerbo - afferma - torna a chiedere la mia "rottamazione". Forse, con qualche sforzo, potrebbe anche leggere gli atti prima di fare il "rottamatore" nostrano. La filovia è prevista nei Piani regolatori delle due città, è stata approvata da Governo, Cipe, Regione, Comuni interessati, comitato regionale Via, con una serie di atti dal 1992 al 2009, senza alcuna opposizione politica e con pieno assenso di sinistra e destra». Poi ecco il passaggio che, secondo Russo, lo scarica dalle colpe anche per lo stato di avanzamento dei lavori: «Tutti questi atti sono stati emessi prima che il sottoscritto fosse nominato presidente della Gtm il 16 luglio 2009 ed ha trovato i lavori avviati in base ad un accordo di programma stipulato fra la Regione e l’allora presidente della Gtm Donato Renzetti, il 6 maggio 2004. Era mio preciso dovere attuare atti amministrativi esecutori e contratti aventi valore di legge fra le parti. Diversamente avrei abusato dell’ufficio, usurpato di funzioni pubbliche, assunto responsabilità per danni anche erariali, quindi commetterei questi reati qualora decidessi la sospensione dei lavori. Questo potere non è dato all’ente esecutore quale è la Gtm, ma semmai al Governo e alla Regione o alla Magistratura». Tutto vero, ma va aggiunto che a Montesilvano i lavori sono iniziati nel 2009 e che il Comune di Pescara ha concesso le aree a dicembre 2009 e si cominciò a lavorare a settembre 2010. Sul fatto che la Via andava fatta prima di iniziare i lavori, come afferma la Commissione europea, Russo sostiene: «La non necessità della Via era stata pronunciata dal comitato regionale e dal Ministero dei Trasporti e confermata dall’Autorità di vigilanza per i contratti pubblici». Conclusione ironica sugli sviluppi del caso: «Se la nostra sovranità nazionale cede rispetto ad un comitato di "nominati" europeo, - chiosa Russo - starà a Regione e Governo, non certo alla Gtm, revocare gli atti dopo che il comitato Via si fosse espresso negativamente sull’impatto ambientale di un filobus supersicuro. Ci resterà l’orgoglio, come pescaresi, di aver creato il principio per cui anche per i semplici filobus in tutta Europa occorrerà la Via, cosa mai avvenuta sino ad oggi. Mi resterà di capire per quale via (intesa come strada) potranno passare i mezzi pubblici per offrire un moderno servizio di trasporto ai cittadini». Ma intanto i tempi per Filò si stanno allungando e anche questo è un dato di fatto.