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Pescara, 15/06/2026
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Data: 19/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Piccone ai saluti: «Pdl caos non mi ricandido a Roma» Il segretario regionale: come classe dirigente non siamo all’altezza

I complimenti a Legnini: «Sulle Province è stato più coraggioso»

PESCARA - Senatore, coordinatore regionale Pdl, sindaco di Celano e imprenditore. Filippo Piccone dopo una legislatura e mezzo in Parlamento entra a sorpresa nella polemica tra rottamatori e rottamati della politica di questo momento storico. Ci entra per uscirne. Si dice «demotivato» e si libera di qualche sassolino con argomenti che attaccano la politica incollata alle poltrone. In particolare, come si leggerà più avanti, quella del suo partito in ambito locale.
Senatore, è vero che non si ricandida?
«Credo che se il clima e le condizioni rimarranno queste, resterò fuori».
Che cosa intende con clima e condizioni?
«Il clima è quello che si è creato intorno alla politica: passiamo tutti per una banda di ladri e dei mangiapane a tradimento. Le condizioni invece sono quelle di un progetto politico che non vedo a livello di partito».
Quanto conta in questa quasi-decisione l’onda dell’antipolitica?
«Conta. Non voglio riandare in Senato per il gusto di fare una passeggiata. Se non emerge uno stimolo particolare mi fermo qui».
E quanto incidono in questo malumore le dinamiche e mal di pancia regionali del suo partito?
«Relativamente. Continuerei a dare il mio apporto a Chiodi per il percorso di fine legislatura e non uscirei dal partito. Faccio l’imprenditore e mi piace farlo».
Però il suo partito non è uscito bene dal dibattito per le province: praticamente ci sono quattro posizioni distinte.
«La fotografia è che finchè ci si trova in ambito regionale, non ci sono divergenze. Quando si torna sul territorio, e lo capisco anche, invece scattano le difese della bandiera locale. La verità è che dobbiamo proporre qualche cosa di credibile».
E non lo avete proposto.
«C’è una grande confusione in giro. Francamente da segretario regionale posso dire che non stiamo dando prova di essere una classe dirigente all’altezza. Non c’è assunzione di responsabilità sull’ipotesi che sembra essere migliore. L’impressione forte è che ognuno difenda il proprio elettorato, vedo molto opportunismo».
Da questo punto di vista il suo collega Legnini del Pd è stato molto più coraggioso.
«Assolutamente, l’ho molto apprezzato per la chiarezza della proposta».
Quindi, riassumendo: voi siete per abolire tutte e quattro le province.
«L’alternativa è la provincia unica. Abbiamo convocato una maggioranza per domani mattina (oggi per chi legge, ndr) perchè vogliamo riuscire a proporre qualche cosa di unitario. L’abolizione delle province è chiaramente una provocazione verso il governo».
Non è che da Roma è arrivato il diktat di rinnovare e rottamare e lei gioca d’anticipo?
«No assolutamente, al contrario: Roma cerca di tenere tutti uniti. Tra l’altro io non appartengo alla categoria dei «vecchi». Anche se Roma avesse emanato un diktat di questo genere, e non lo ha fatto, io non sarei rientrato in questa categoria. Il problema è che Roma ancora non sa quello che deve fare. Francamente il clima sta diventando pesante».
Infine, quanto conta il leggero malore avuto qualche mese fa?
«Assolutamente niente, per fortuna sto bene».
Chiodi premier: chiance o bufala?
«Sarei felice per lui ma credo si tratti soltanto di voci senza fondamento».

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