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Pescara, 15/06/2026
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Data: 19/10/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
La giunta del Senato su Tancredi e Di Stefano «Niente intercettazioni»

La giunta delle elezioni e immunità parlamentari del Senato, nega l'autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni telefoniche per i due senatori del Pdl, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, coinvolti nello scandalo dei rifiuti con l'accusa di corruzione.
Per Tancredi il rigetto della richiesta dei magistrati pescaresi è stato totale mentre per Di Stefano la relatrice, senatrice Leddi (Pd), aveva optato per un'autorizzazione parziale che però non ha trovato d'accordo il presidente della giunta Follini. L'inchiesta in questione è quella sulla realizzazione del termovalorizzatore che nel 2010 portò all'arresto dell'ex assessore regionale alla sanità, Lanfranco Venturoni, e dell'imprenditore Rodolfo Di Zio. Un procedimento che è stato inspiegabilmente e singolarmente spacchettato dal gup di Pescara: il troncone con Tancredi è finito a Teramo, quello con Di Stefano è rimasto a Pescara. Teramo ha peraltro già chiesto il rinvio a giudizio per Tancredi, mentre Pescara dovrà decidere il da farsi forse già nella prossima udienza del 30 ottobre.
«Nel mio caso - ha commentato Paolo Tancredi - la giunta ha respinto all'unanimità assecondando il parere del relatore -. Le mie telefonate - ha aggiunto il senatore - non sono neanche significative e non ho niente da vergognarmi».
Cosa succederà adesso? Per Tancredi la questione è più complessa proprio perché è già stato deciso il processo. Per Di Stefano potrebbe essere invece diverso. Al di fuori di quelle tredici telefonate (cinque con l'imprenditore Di Zio e otto con l'ex assessore regionale Daniela Stati) poste dalla procura all'attenzione del gup, a suo carico non ci sarebbero altri elementi significativi. Per cui, nel caso l'assemblea del Senato che ora dovrà esprimersi (e che raramente decide in maniera diversa da quanto stabilito dalla giunta) dovesse confermare il rigetto, la posizione del senatore potrebbe venire stralciata e, con ogni probabilità, finire in una richiesta di archiviazione in quanto sarebbe difficile sostenere in dibattimento un'accusa di corruzione senza neppure il sostegno di quelle intercettazioni. Secondo la difesa di Di Stefano la procura avrebbe dovuto richiedere immediatamente l'autorizzazione al Senato e non attendere la chiusura dell'inchiesta.

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