MILANO Detrazioni, aumento Iva e retroattività dei provvedimenti: il cantiere parlamentare è completamente aperto e le sorprese potrebbero essere rilevanti. E' stato lo stesso ministro dell'economia Vittorio Grilli a confermare la posizione di dialogo del governo: «La combinazione tra riduzione di 1 punto dell'Iva e il bilanciamento con l'Irpef, oltre agli 1,6 miliardi per la detassazione del salario di produttività, abbiamo pensato che sia la migliore - ha detto Grilli - in Parlamento ne discuteremo e se si arriva a diversa concezione si può fare». Il ministro ha indirettamente risposto al relatore del Pd della legge di stabilità, Pier Paolo Baretta, che ieri ha ribadito la linea: «Assicuriamo il governo che manterremo i saldi o discuteremo con loro eventuali nuovi saldi, ma all'interno di questi il Parlamento farà delle opzioni di merito», ha spiegato. «Capiamo bene che la legge di stabilità non è la vecchia Finanziaria ma il problema sono le misure per l'equità e la crescita». Il sottosegretario all'economia Polillo ieri pomeriggio ha aggiunto ulteriori particolari: il governo punta ad azzerare completamente l'aumento dell'Iva, che scatta a luglio. «Cala lo spread e se riusciremo a spendere meno soldi per interessi, useremo il gruzzolo per evitare l'Iva», ha detto Polillo. Un cantiere aperto, quindi, dove il governo si confronta con una maggioranza parlamentare che è fermamente determinata a modificare le norme che danno, di fatto, un inasprimento della pressione fiscale. La posizione di Baretta, che raccoglie ampi consensi anche nel Pdl, è che «bisogna cambiare il tetto di 3000 euro alle detrazioni e eliminare la retroattività». La stretta sugli sconti fiscali avrebbe, infatti, effetti pesanti già dalla prossima dichiarazione dei redditi soprattutto per chi è solito detrarre gli interessi passivi pagati sul mutuo. Il Ddl prevede l'innalzamento della franchigia dagli attuali 129 a 250 euro e l'introduzione di un tetto di 3.000 euro sull'ammontare delle somme su cui si possono chiedere detrazioni, con la sola esclusione delle spese sanitarie. L'effetto delle nuove disposizioni (che riguarda i contribuenti con un reddito superiore ai 15 mila euro) si farebbe sentire soprattutto per le famiglie con interessi passivi sui mutui, voce che da sola rischia di assorbire tutto l'ammontare detraibile essendo generalmente gli interessi più alti nei primi anni. Gli italiani che nel 2011 hanno raggiunto il vecchio tetto di 4000 euro detraibili per la sole voce mutui sono circa 1 milione: secondo quanto calcolato dalla Cgia di Mestre una famiglia monoreddito da 35mila euro con mutuo e un figlio a carico che nella dichiarazione dei redditi 2011 ha dichiarato interessi passivi sul mutuo per 4.000 euro (con conseguente detrazione pari a 760 euro), con la nuova normativa vedrà la detrazione sul mutuo scendere di 190 euro. Inoltre tra maggiore franchigia e mancate detrazioni per altre voci (tasse scolastiche e spese attività sportive figlio) produrrebbero minori detrazioni per 401 euro, cifra ben superiore al risparmio Irpef di 280 euro derivante dal taglio delle aliquote.