ROMA - Un’altra sconfitta per la Fiat, un’altra vittoria per la Fiom: la Corte di appello del Tribunale di Roma ha respinto il ricorso della casa automobilistica contro la sentenza del 21 giugno scorso che, condannando la Fiat per discriminazione, imponeva il reintegro di 145 lavoratori della Fiom-Cgil nello stabilimento di Pomigliano D’Arco. Il piano di reintegro, secondo quanto comunicato dai legali del sindacato, «è immediatamente esecutivo».
Esulta il sindacato guidato da Maurizio Landini che parla di «vittoria della democrazia» ed esultano i 19 lavoratori con la tessera Fiom che, portando il Lingotto davanti al giudice, hanno dato il via alla decisione. «E’ una buona notizia» dice Susanna Camusso, leader Cgil. Nessun commento diretto invece da Sergio Marchionne che dopo la sentenza di giugno parlò di «folklore locale». Ma con una nota l’azienda fa sapere che sta esaminando la possibilità «di ogni tipo di iniziativa legale di opposizione, incluso il ricorso alla Corte di Cassazione». Non solo. La Fiat ribadisce un concetto già affermato in occasione della prima sentenza: viste le condizioni di mercato, l’organico di Fip (Fabbrica Italia Pomigliano) è già «più che adeguato», a fronte di 145 nuove assunzioni quindi l’azienda metterà altrettanti lavoratori in cassa integrazione o in mobilità. . E tra questi potrebbero comunque esserci «alcuni provenienti dal gruppo dei 145 appena assunti in esecuzione all’ordinanza del Tribunale».
Di certo per il gruppo automobilistico la decisione dei magistrati è una enorme sconfitta che va al di là del numero, per quanto significativo, di nuovo personale da assumere. E’ la conferma della mancata correttezza del nuovo ciclo di relazioni industriali inaugurate dall’amministratore delegato Sergio Marchionne inteso ad estromettere dalla fabbrica il sindacato che non condivide alcune scelte. Come è noto la Fiom-Cgil ha votato contro il referendum sul cosiddetto ”modello Pomigliano” e non ha voluto siglare gli accordi. Ed è un fatto che a fine maggio, alla data della costituzione in giudizio, su 2.093 assunti nella newco di Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom.
Intanto il gruppo continua a fare i conti con i cali di vendite. Da ieri i 3.900 operai della fabbrica di Cassino sono di nuovo in cassa integrazione e ci rimarranno per tre settimane. Il 30 ottobre è previsto a Torino un nuovo incontro tra i vertici del gruppo e i sindacati firmatari delle intese sul nuovo piano industriale. E ieri il leader Cisl, Raffaele Bonanni, ha ribadito: «Marchionne ci ha assicurato che nessuna fabbrica chiuderà in Italia».