Lei insiste: peggio della Dc. Il Cavaliere si sfila: ci pensa il segretario
ROMA Nel Pdl continuano a volare gli stracci tra Daniela Santanché che insiste sulla rottamazione («Il Pdl è peggio della Dc e deve essere sciolto») e i big del partito che si stringono attorno al segretario, Angelino Alfano, impegnato in due battaglie locali ma decisive (Sicilia e Lombardia). Silvio Berlusconi però decide di chiamarsi fuori. Ieri, dopo una settimana di «reclusione» forzata (influenza) o voluta, nella villa di Arcore, lontano da Roma e da tutti gli impegni e i dossier politici, il Cavaliere si è sì ripresentato davanti alle telecamere, ma solo per rendere dichiarazioni spontanee a un’udienza del processo Ruby.
Sulla situazione politica, Berlusconi si è limitato a un laconico: «Per vincere bisogna essere uniti». Al quale ieri il leader della Lega, Roberto Maroni, ha fatto sponda con una dichiarazione: «Non bisogna consegnare la Lombardia alla sinistra». La battuta dell’ex premier è riferita all’asse (da non rompere) lombardo tra Pdl e Lega, e dunque si può leggere in chiave anti-Formigoni, ma è condita da una postilla che vuole rassicurare («ma di tutto si occupa Alfano») e che, invece, non rassicura nessuno. Né Alfano né i big del Pdl.
I rapporti tra il fondatore del Pdl e il suo segretario sono gelidi, allo zero assoluto, in questi giorni. La mancata condanna delle parole della Santanché pesa come un macigno, dentro il Pdl, e alimenta i sospetti che il Cavaliere stia solo aspettando il momento giusto per assestare il colpo di grazia a una creatura che non riconosce più. E la data fatidica da cui potrebbe partire il countdown per un endorsement di Berlusconi al battesimo di una nuova lista civica («Fratelli d’Italia», il nome più gettonato: già pronto anche l’inno, mancherebbe solo il logo, ancora allo studio) di imprenditori, professionisti e, anche, politici con «facce nuove», sarà quella delle elezioni regionali siciliane, il 28 ottobre. Se per il Pdl andranno male, Berlusconi dirà la parola «fine».
Alfano, impegnato pancia a terra nella campagna a sostegno del candidato del centrodestra, Nello Musumeci, ieri era a Palermo e ha annunciato che «forse» Berlusconi verrà, ma se ne dubita. Il segretario ha usato parole durissime contro la Santanché, bollando le sue idee come quelle di «un partito di estrema destra, alla Marine Le Pen, che è per l’uscita dall’euro e contro l’Europa», tutto quello – la sua conclusione – che «noi non siamo». Chiaro il messaggio: chi va con lei va in un’area politica fuori da ogni gioco. A partire da quell’asse con i moderati della Lista per l’Italia con cui Alfano cerca ancora un accordo. Il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, che pure non ha risparmiato punture di spillo contro Alfano, ha però spezzato una lancia per lui: «Vedo un dibattito schizofrenico. La Santanché vuole rottamare Alfano e non Berlusconi, ma qui da rottamare di certo non è Alfano» (sottinteso: ma Berlusconi). E se è vero che, almeno sul caso Lombardia, Berlusconi e Alfano non puntano sulla rottura con la Lega, è su tutto il resto che le strade si stanno per divaricare. Le dichiarazioni dei big sono lì a dimostrarlo: per Cicchitto la linea della Santanché «ci condanna alla sconfitta», per Osvaldo Napoli è «dilettanti allo sbaraglio», per Lupi, «se vuole fare un partito, lo faccia».
Il guaio è, però, proprio questo. Il nuovo partito di facce nuove è in gestazione. E, a lavorarci, oltre alla Santanché, ci sono quelle che ormai vengono definite «le amazzoni di Silvio»: le giovani e belle onorevoli Biancofiore, Di Girolamo, Giammanco, Ceccacci Rubino, Mannucci, ma anche liberal-forzisti della prima ora come Antonio Martino e il braccio destro, Giuseppe Moles. Tanto che uno franco da sempre come Guido Crosetto ci tiene a far sapere che «mi offende anche solo l’accostamento con queste ipotesi e nomi».
A schierarsi dalla parte di Alfano e del partito sono, invece, altri giovani come Lorenzin, Santelli, Bernini e i formattatori alla Cattaneo il cui slogan però, boccia un po’ tutti: «La guerra a chi è il più rottame è autistica, formattatevi».