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Pescara, 15/06/2026
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Data: 20/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Silvio, l’ultima tentazione «Vi mollo e me ne vado». Il fondatore di Forza Italia sempre più lontano dalle beghe interne al Pdl

Ai fedelissimi confida che avrebbe sottoscritto tutte le accuse della Santanchè

ROMA «Per vincere bisogna essere uniti, ma di tutto se ne sta occupando Alfano». Preso da ben altre preoccupazioni Silvio Berlusconi sembra sempre più lontano dal Pdl che sta andando in pezzi alla velocità della luce. Mentre Angelino Alfano promette tolleranza zero e assicura che caccerà dal partito «i ladri, i ruba galline, i malfattori e i gaglioffi», il Cavaliere è sempre più tentato di abbandonare al loro destino i naufraughi del Popolo della libertà che i sondaggi danno in caduta libera intorno al 15 per cento. I suoi pochi amici di sempre lo descrivono stanco, nauseato dai continui litigi interni al Pdl, deluso da molti esponenti del partito che ritiene di aver miracolato e con un forte senso di solitudine. Non fosse per il timore di essere condannato Berlusconi lo avrebbe già fatto. Silvio «non c’è più, faccia ordine e chiarezza», chiede Daniela Santanchè ancora nel mirino del vertice del partito al quale ha intimato dimissioni di massa. Persino il destino della sua Lombardia non appassiona affatto il fondatore di Forza Italia. «Non me ne sto interessando francamente», ammette il Cavaliere rispondendo ai cronisti che lo interrogano sulle elezioni in Lombardia e su una eventuale candidatura di Maroni. «Da quando sono uscito di scena ho fatto una sola dichiarazione, ieri me ne hanno fatta fare una per forza: non posso dire niente mi è vietato dai miei avvocati e siccome mi costano moltissimo devo obbedire», dice, lasciando intendere che se potesse sottoscriverebbe parola per parola le accuse della Santanchè ai dirigenti pidiellini. Ieri l’ennesimo incontro tra Alfano e Roberto Formigoni non ha chiuso affatto la partita della data del voto e del candidato alla successione del Celeste. Lui, il governatore che sognava la ribalta romana e aveva grandi ambizioni, punta ad andare al voto subito, tra dicembre e gennaio e ostacola come può la candidatura del segretario leghista al Pirellone. «Non penso che in Lombardia si voterà a dicembre, comunque tecnicamente la scelta spetta al Prefetto», avverte Alfano sottraendo all’attuale governatore l’unica carta che gli resta: quella di decidere la data,del voto. In ogni caso anche Alfano non dà per scontata la scelta di Maroni. Con Formigoni «abbiamo condiviso l’obiettivo di avere una donna o un uomo del Pdl alla presidenza ella Regione Lombardia per dare continuità politica a una regione che è stata bene amministrata», spiega il segretario del Pdl. Ma è ancora la Daniela Santanchè ad animare il dibattito interno di un partito «schizofrenico» per dirla con Pier Ferdinando Casini che alla pasionaria berlusconiana dice che il primo che andrebbe rottamato è proprio Berlusconi. «Il Pdl non è di estrema destra, non è il partito di Le Pen, non è contro l’euro e per l’uscita dall’Ue», assicura Alfano confermando che il dialogo con Casini è «intermittente».

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