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Pescara, 15/06/2026
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Data: 20/10/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Legge di stabilità - Irpef, si lavora su retroattività e aliquote. Il Pd vuole concentrare gli sconti sui redditi medio-bassi. Tra le coperture rispunta il piano Giavazzi

ROMA - L’avvertimento è assolutamente standard, in bocca a presidenti del Consiglio e ministri dell’Economia. Ma forse in una fase come questa far sapere che ogni cambiamento della legge di stabilità dovrà avvenire a saldi invariati è per Mario Monti un modo di tamponare in anticipo le richieste che gli arriveranno la prossima settimana, quando incontrerà i tre leader della maggioranza.
Di questo provvedimento non c’è quasi nessuno che si dica soddisfatto. Pd e Pdl si sono espressi in termini drastici sulla necessità di una correzione di rotta, ognuno sottolineando i temi più sensibili per i rispettivi elettorati. Tutti però si oppongono ai limiti per detrazioni e deduzioni Irpef, che dovrebbero entrare in vigore con effetto retroattivo in riferimento al 2012. Non piace nemmeno l’incremento dell’Iva, seppur ridotto ad un solo punto. E in particolare il Pd vuole che sia rivisto un pacchetto scuola indigesto per gli insegnanti. Margini finanziari non ce ne sono: per il 2013 la somma di oneri e coperture dà un deficit di quasi tre miliardi, il massimo sopportabile per mantenere l’obiettivo del pareggio di bilancio. Dunque bisogna trovare altre risorse; e ieri il relatore Baretta (Pd) ha sollecitato il governo a venire allo scoperto, se ha già in mente nuove risorse finanziarie.
Un primo scambio possibile è tutto interno all’operazione Irpef: si tratterebbe di far slittare di un anno (o per l’Udc anche di eliminare del tutto) la stretta sulle agevolazioni Irpef, che vale quasi 2 miliardi il prossimo anno e 1,1 a regime, compensando questa voce con la rinuncia a ridurre dal 27 al 26 per cento la seconda aliquota Irpef. Alternativamente potrebbe essere considerata l’esclusione dagli sgravi dei redditi medio-alti, che non dispiacerebbe al Pd.
C’è poi il nodo dell’Iva. Cancellare completamente l’incremento di un punto dell’aliquota costerebbe 3,3 miliardi il prossimo anno e 6,6 i successivi. Somme difficili da individuare a meno di rinunciare completamente all’operazione Irpef. «Abbiamo agito su tre assi - ha detto recentemente Vittorio Grilli riferendosi oltre che ad Iva e Irpef anche alla detassazione della produttività - il Parlamento potrebbe decidere di agire su uno solo. Lo stesso stanziamento di 1,6 miliardi per i prossimi due anni per i premi di produttività, verrà meno se non sarà trovato un accordo tra le parti sociali entro gennaio. Come ulteriore voce di copertura, alla Camera si guarda con interesse al piano Giavazzi per la riduzione degli incentivi alle imprese, non incluso in questo intervento: a conti fatti però potrebbe portare risorse limitate, per meno di un miliardo.
Al centro dell’attenzione anche un’altra imposta, che non è toccata dalla legge di stabilità: si tratta dell’Imu. I Comuni insistono per ottenere la destinazione di tutto il gettito (attualmente diviso con lo Stato). Dal ministro Grilli è arrivata ieri la disponibilità a discutere con l’Anci come ridisegnare il tributo. E una promessa: «L’Imu, in quanto tale, andrà direttamente al mondo dei Comuni nella sua totalità, salvo un pezzettino di co-partecipazione».

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