ROMA - Hanno riempito piazza San Giovanni. E non è poco. Lo hanno fatto in modo pacifico, tranquillo, come d’altronde accade nella stragrande maggioranza delle manifestazioni organizzate dalle confederazioni sindacali. Complice una giornata solare, tra palloncini rossi, canti, balli e musica dal palco, poteva sembrare più un momento di festa che di protesta. E invece no. Perché i tanti lavoratori, cassintegrati, disoccupati, precari, esodati e pensionati che hanno aderito all’invito della Cgil e ieri sono andati a piazza San Giovanni a Roma, di motivi di protesta ne hanno parecchi. Il lavoro non c’è più, gli ammortizzatori sociali stanno finendo, le speranze di una ricollocazione non esistono, il futuro è buio pesto. Irisbus, Ilva, Alcoa, Vinylis, Carbosulcis, Merloni: sono solo i casi più famosi. Ma le vertenze sono tante. Tantissime. I lavoratori coinvolti si susseguono sul palco: ognuno ha la sua storia da raccontare. Ognuno la sua angoscia. Ognuno il suo grido di dolore e di richiesta di aiuto. Storie diverse legate dal filo rosso della crisi economica più pesante che l’Occidente e l’Europa in particolare abbia mai dovuto affrontare.
Sotto il grande striscione che ricorda lo slogan base della manifestazione, «Il lavoro prima di tutto», c’è una convinzione comune: così non si va avanti. Il governo deve fare di più. O meglio: deve fare diversamente. Dal palco Susanna Camusso è durissima: «La politica del rigore e dell’austerità non solo è fallita ma è la grande colpevole delle difficoltà di questo Paese».
L’elenco di quelli che la Cgil considera errori è impietoso: c’è la riforma delle pensioni e c’è quella del lavoro. «Hanno peggiorato le condizioni rendendo difficile la situazione anche per le imprese» dice la Camusso. C’è la spending review che - accusa il segretario del sindacato di corso d’Italia - non solo «non metterà i conti a posto» ma provocherà «licenziamenti di massa». E adesso c’è anche la legge di stabilità, considerata così «iniqua» per cui, altro che piccole correzioni, occorrono «modifiche molto profonde». Niente aumento dell’Iva, che deprime i consumi, ad esempio. Anzi, proprio per rilanciarli, la Camusso ripropone la detassazione delle tredicesime. Per quanto riguarda la trattativa in corso sulla produttività la leader Cgil chiede di utilizzare tutte le risorse messe sul tavolo, 1,6 miliardi di euro in due anni, «per defiscalizzare le assunzioni a tempo indeterminato».
«Non c’era bisogno di mettere dei professori al governo, visto il disastro in cui versa il Paese» continua la Camusso, accusando Monti di voler fare «il primo della classe in Europa» e quindi di imporre anche più sacrifici di quelli necessari ai cittadini. Poi avverte: «Se il governo con la legge di stabilità e altri provvedimenti intende condizionare il Paese per il futuro noi glielo impediremo». E annuncia un nuovo appuntamento di piazza, al quale invita anche le altre due confederazioni, Cisl e Uil: il 14 novembre in concomitanza con la mobilitazione dei sindacati europei. Sarà l’occasione per lo sciopero sollecitato internamente dalla Fiom? Camusso glissa: «Decideremo con Cisl e Uil le modalità di partecipazione per il 14 novembre».
Intanto, mentre la manifestazione ha incassato l’appoggio di Pd, Idv e Sel, proprio dal fronte sindacale è arrivata l’ennesima polemica. Il leader Cisl, Raffaele Bonanni, in mattinata a una domanda dei cronisti si era lasciato scappare una battuta poco elegante: «C’è una manifestazione Cgil? Non me ne sono accorto». Immediata la replica del numero uno della Fiom, Maurizio Landini, in piazza San Giovanni fresco della vittoria in tribunale contro la Fiat sui reintegri a Pomigliano d’Arco: «E chi è Bonanni, chi si è accorto che c’è lui in questo Paese?». Poco dopo però Bonanni ha cercato di ridimensionare: «Non c’era alcuna venatura polemica nelle mie parole. Io ho solo detto di non aver incrociato per le strade di Roma nessuna manifestazione mentre mi recavo ad un’altra iniziativa. Noi rispettiamo sempre le manifestazione degli altri, come pretendiamo che rispettino le nostre».